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12 ottobre 2014

Un amico mi scrive da Kiev

Sono passati otto mesi da quando, attraverso Facebook, ci siamo messi in contatto. Erano giorni drammatici, da pochissimo avevano avuto termine gli scontri di Piazza Indipendenza e proprio allora Yanuchovic fuggì in elicottero un sabato notte, dopo aver promesso il giorno prima il ritiro delle leggi liberticide emesse al termine del 2013. Ancora oggi, in molti, direi quasi tutti e inconsapevolmente perfino chi sposa la causa ucraina, parlano di "cacciata" dell'ex Presidente. Nulla di più impreciso...
Fu con grande sorpresa che constatai il tuo interesse per le vicende ucraine, ma soprattutto per il tuo sguardo non allineato e curioso, di chi è abituato a raccontare ciò che vede e non ciò che sente attraverso altri e perdipiù a migliaia di chilometri di distanza. Sopperire alla tua assenza qui con il supporto di testimonianze sul posto mi è parsa cosa intelligente e normale. I mesi successivi, vissuti quaggiù giorno per giorno e non più da turista occasionale, mi hanno insegnato invece quanto la tua linea professionale sia rara. Ad agosto, ero a casa, a Mantova, un noto giornalista in chat su FB mi disse che l'Ucraina come Paese non esiste. Quando mi capita di avere discussioni di questo genere, sappi che il mio pensiero va sempre all'amico Claudio Gherardini, che ha vissuto e che vive ancora il dramma dei Balcani; anni fa lessi un articolo nel quale il giornalista riportava un'aneddoto di una sua vecchia intervista a Radovan Karadzic in un bar di Sarajevo, con quest'ultimo che ridisegnava mappe nell'ambito degli allora confini jugoslavi su tovagliolini di carta. Ad agosto, Claudio, a quel giornalista chiesi cos'era quindi quella superficie di terra pari alla Francia per dimensioni e posizionata tra la Russia ad est e L'Ungheria ad ovest e che chiunque oggi rimetta in discussione confini territoriali, aldilà delle ragioni addotte, può seminare distruzione e morte. Poi esistono casi diversi, come quello dell'ex Cecoslovacchia, ma non è il caso di dilungarsi. Resta il rammarico, è un parere personale, per il fatto che già a febbraio con le persone nelle piazze del sud est ucraino impegnate a manifestare il loro timore nei confronti di chi aveva assunto il comando a Kyiv, Turchinov non abbia fornito loro rassicurazioni evitando di fornire sciocchi pretesti a Putin. Tutti sappiamo com’è andata successivamente, a partire dall’episodio della Crimea...
Ricordo un tuo post, nel quale criticavi chi, con atteggiamento blasé, eleva se stesso come non partecipante al minestrone umano dei Social Network. Ognuno di noi vive le propria vita, con problemi spesso duri e che ci mettono alla prova. Siamo distanzi centinaia, spesso migliaia di chilometri e non ci scriviamo a volte per settimane o mesi, ma un filo ci lega. Negli ultimi tempi, soprattutto alla ricerca affannosa di contatti che mi potessero essere utili per il lavoro, ho esagerato con i contatti su Facebook, sia nel chiederli che nell’accettarli, e ne ho pagato lo scotto. Ma decisamente nulla in confronto al piacere di avere conosciuto persone veramente in gamba, per le quali è valsa la pena iscriversi a Facebook. Italiani e non, conosciuti personalmente qui a Kyiv e in Italia, con i quali sono nati rapporti di amicizia, di lavoro e di semplice cordiale conoscenza, sono scoperte preziose.

18 settembre 2014

Il modello russo di invasione dissimulata per l'Ucraina non è nuovo per Putin.

GAZPROM fornirà gas direttamente alla Serbo Bosnia senza passare dal governo legittimo di Sarajevo.
Il modello russo per l'Ucraina, secessioni e sbriciolamenti, invasione dissimulata, è in funzione dal 19 anni in Bosnia Erzegovina, fatte le dovute differenze dato che per fortuna la Bosnia non confina con Putin. Ecco uno dei passi, l'ultimo in ordine di tempo. Clicca la link: http://interfaxenergy.com/gasdaily/article/13619/gazprom-to-supply-bosnias-serb-region-with-direct-imports La frazione della Bosnia Erzegovina (BiH) disegnata dal provvidenziale e al tempo steso catastrofico trattato di fine guerra di Dayton del 1995, denominata Republika Srpska (RS) (Repubblica dei Serbi da non confondersi con la Repubblica di Serbia (sob)) agisce dalla nascita come un ministato autonomo anche se la cosa è ai limiti della legalità. Si gioca con il fuoco, dato che ridiscutere Dayton sarebbe come giocare alla roulette russa (esatta metafora come non mai). Ma dopo oltre due decenni di induzione forzata e profonda, gli ottocentomila cittadini della Republika Srpska sono convinti che questa sottospecie di entità istituzionale sia la loro unica possibilità di futuro. A ottobre ci saranno nuove elezioni e forse l'attuale mini zar Milorad Dodik non sarà rieletto ma in ogni caso le cose sono andate molto avanti e la RS, nata nel 1992 per mano di Radovan Karadzic e della leadership ultras serba e serbo bosniaca, difficilmente potrà rifondersi socialmente e economicamente con il resto della Bosnia Erzegovina che per altro vive nel caos e nella miseria. La secessione del 49 per cento del territorio della BiH è "di fatto" avvenuta da anni. Dodik è già stato a trattare con l'allora capo del governo italiano Berlusconi a Roma per una centrale sulla Drina e molto altro avviene di affari e diplomazia tra Banja Luka e il mondo senza passare dal governo centrale di Sarajevo. Il paese ha due entità e quella croato musulmana (FBIH) è divisa in 14 cantoni. Ci sono tre parlamenti e due governi e almeno cinque presidenti. Milorad Dodik ripete in continuazione che la Bosnia non esiste e che Banja Luka osserva con grande attenzione le situazioni di Scozia e Catalogna. Inoltre "non avrebbe niente in contrario" se nascesse anche la terza entità in Bosnia, quella croata, che i croati chiedono da venti anni. Già una volta è stato fermato a un passo da indire un referendum per la indipendenza totale della Republika Srpska. I serbo bosniaci sono più serbi dei serbi di Serbia e tifano entusiasti per la secessione ucraina filorussa e in diversi sono anche partiti per andare a dare una mano. Oggi la linea di divisione EST - OVEST passa da Mosca a Donesk e poi Banja Luka, Visegrad e Belgrado dove però si lavora anche per entrare in EU con notevole dose di equilibrismo. A capo di questa imponente operazione economica sociale e politica deve stare ovviamente una macchina potente di controinformazione revisionista che parte da Mosca con Russia Today e molte altre testate multimediali e che arrivata nei Balcani trova a capo delle strategie di propaganda espansionista Emir Nemanja Kusturica amico fraterno di Milorad Dodik che gli ha finanziato una cittadella monumento alla serbitudine e con lui grande supporter di Vladimir Putin. Kusturica si sta posizionando come un ultra sostenitore di Putin e sta diventando il più noto testimonial di prestigio della nuova "oltre cortina". Attacca USA e NATO appena ne ha l'occasione e sa bene che potrà continuare a fare film e presiedere eventi mondiali perchè di qua ci sono democrazie o quello che ne rimane, nelle quali si è arricchito divenendo un divo amato da tutti.
Se aver allontanato la Turchia dalla EU è un danno del quale vediamo i risultati già oggi, aver lasciato la Bosnia Erzegovina come è oggi sarà un danno del quale vedremo i risultati a breve. Intanto GAZPROM ha riempito le strade di pompe di benzina e fa ricerche nel sottosuolo della RS chissà con quali permessi. Il fatto che GAZPROM stia acquistando le stazioni di servizio in tutta la BiH non rappresenta niente di illegale ovviamente ma il fatto che tratti con la RS per forniture dirette di gas scavalcando l'unico governo riconosciuto a livello internazionale e ONU significa molto. cg http://www.europeanvoice.com/other-voices/deny-moscow-a-new-front-in-bosnia-2/ Nelle foto. Milorad Dodik presidente della Republika Srpska, Emir Kusturica e Vladimir Putin.

22 marzo 2014

Gli ultimi minuti prima dell'assalto dei militare russi alla caserma dell'esercito ucraino a Belbek 22 marzo 2014 ore 16.15 italiane

Ecco l'ultima sequenza visibile della presa della base militare ucraina di Belbek presso l'aeroporto di Sebastopoli da parte delle truppe russe. La webcam era seguita da giorni da migliaia di utenti ma al momento della presa è arrivato il blindato al cancello e si possono vedere i militari ucraini in alto a sinistra e anche un militare russo che da ordine di disattivare la webcam indicandola. L'autocisterna da molti giorni bloccava l'entrata lasciando passare qualche mezzo civile e qualche ambulanza in servizio. Nell'ultima immagine si vede la faccia del militare russo che sta abbattendo la postazione della webcam.

24 dicembre 2013

claudiogherardini@gmail.com has shared: Montenegro, "no" a basi navali russe

Ecco una buona notizia per chiudere l'anno!
Montenegro, "no" a basi navali russe

Source: balcanicaucaso.org

La Russia ha chiesto al Montenegro la possibilità di utilizzare basi navali sull'Adriatico. Podgorica, che punta all'integrazione nella NATO già nel 2014, ha però risposto negativamente. Il servizio di Francesco Martino per il GR di Radio Capodistria [24 dicembre 2013]

 

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