19 novembre 2019

Berlino 30 anni dopo... Album foto e video!!!






































































03 novembre 2019

53 anni fa...









Berlino, 9 novembre 2009. Nuove foto sabato prossimo!



Berlino, 9 novembre 2009. Nuove foto sabato prossimo!

24 febbraio 2019

I disperati alla porta accanto - Lo sapete dove sta la Bosnia Erzegovina? Proprio accanto a voi!




I disperati di Bihac e la catena di solidarietà 

I Balcani sono sempre stati ignorati da coloro che non ci sono mai stati. Chi c’è stato li ama per sempre…

Una esperta della zona, di fronte a questa ignavia, disse che gli era stato detto che: “i Balcani non sono sexy”

La indifferenza verso i Balcani ha permesso di ignorare i conflitti, usare la metafora per politica interna e abbandonare i disperati.

Dopo il conflitto degli anni 90 e dopo Idomeni e il corridoio dei disperati in fuga chiuso nel 2016, e dato che gli Umani prima o poi “passano”, proprio quando i politici europei attuali (tutti pessimi e con la “visione” spenta), pensavano di aver chiuso con i Balcani, ecco che invece i disperati riappaiono. 

Mentre lo scacchiere vede il confronto Russia Nato Usa sempre più acceso, ignari, arrivano a battere alle porte europee altri disperati. A 2 passi da Trieste. 

Ovviamente la cosa deve passare sotto silenzio totale.

Forse avere sentito parlare del film 'Dove bisogna stare' il film di Medici senza frontiere

Una delle “protagoniste” è Lorena Fornasir” che in queste ore si trova a Bihac. Dove la Bosnia Erzegovina confina con la Croazia e cioè con l’Unione Europea. 

Foto cg - Idomeni - GR



Ecco il diario di poche ore fa.  Si tratta di una chat di volontari organizzata da tanti che raccoglie piccole donazioni anche grazie a Lorena Fornasir


Venerdì 22 febbraio 2019 

"Eccoci qua : qui radio Bihac
Oggi grandi abbracci e saluti al BIRA camp di BIHAC dove eravamo attesi
Attesi e poi in attesa.
Scortati a vista da operatore IOM e due di JR
In teoria avevamo il permesso di incontrare ALÌ che, giusto per ricordare, voleva raccontarmi la sua storia.
Due ore in piedi all'angolo del thè di IPSIA
Problemi di sicurezza ci dicono
Poi ci riferiscono che l'ordine è di non farci parlare con ALÌ
Il container in cui sta avvolto dentro una coperta rossa come in un bozzolo,  era a 3 mt da noi.
Fine fi un incontro impossibile

…….

Fine di un incontro impossibile e inizio, altrove,  di altri incontri 
Da quanto ci è stato riferito, ALÌ aveva attraversato la Croazia ed era arrivato a Trieste. Salito su un treno verso la sua meta (Germania) era stato pizzicato senza biglietto. Consegnato alla polizia italiana era stato deportato in Slovenia.  La Slovenia lo ha deportato in Croazia. La Croazia - sempre da quanto dichiara ALÌ nel video in cui è stato ripreso da un operatore iraniano - l'aveva respinto togliendogli scarpe calze, costringendolo a camminare nel terreno gelato fino a Kladusa
Alì era vissuto 6 anni in Germania, aveva un passaporto. Poi era rientrato in Tunisia per trovare la sua famiglia. Quando poi decise di rientrare in Germania non gli concedettero il visto.
Iniziò cosi il suo cammino lungo la seconda rotta balcanica e questo è lo stato in cui oggi è stato ridotto. Ci dicono che gli è stata diagnosticato ai piedi uno stato  di cancrena secca

Ma perché impedire una visita? Neanche la minima pietà umana... bisogna che tutti sappiano

Perché siamo in uno stato (Bosnia) paranoide e sotto attacco costante gli uni agli altri.
Il caso di Alì è ben chiaro a IOM ma soprattutto a DRC che si occupa della parte sanitaria legata ai migranti tanto è che è all'ordine del giorno delle riunioni. L'unica cosa possibile a parte provare a convincere Alì di andare in ospedale e farsi curare offrendogli supporto psicologico è dichiararlo incapace di intendere e volere e fare un TSO. Anche questa richiesta è stata fatta ed è in corso la procedura. Purtroppo molto altro non è possibile farlo. Soprattutto se Alì viene mal consigliato dai suoi compagni al campo che probabilmente gli dicono che se non si fa operare qui lo manderanno in Germania o chissà dove.
Al di là dei piedi, che io vedo come la parte più "chiara" e semplice del problema (sarò cinica), resta  il problema del dopo ovvero una volta amputato, come aiutare questa persona?
Le sue possibilità di attraversare sulle sue gambe i confini diventano nulle, la Bosnia non riesce ad avere cura dei suoi malati e invalidi,e dunque che fine farà Alì? Questa è la parte peggiore.

Condannato a morire o a lasciarsi morire, vivendo in preda agli eventi perché senza piedi, per colpa di un biglietto di treno? ATROCE. 
Il TSO non è forse un ulteriore violenza?

Non capisco come sia possibile che Ali non possa ricevere visite se lo desidera. Chi non permette a Lorena di vederlo e perchè?


Diario minimo

Venerdì 22 febbraio: seduti al bar del supermercato vicino al camp BIRA di Bihac entrano 4 ragazzi. Tutti migranti. Il cameriere li scorge;  con impeto alza le braccia e con le mani fa il movimento con cui si cacciano i cani: raus raus, go out go out. 
"Sono persone, non animali"  diciamo. 
"Mi vergogno di trattarli così ma sono gli ordini" risponde
Ci alziamo senza consumare e ce ne andiamo via con loro. 
Escono umiliati eppure riescono a sorridere e a rassicurarci: "not worry mom, not worry"

Velika Kladusa
 l'esercito e la polizia in assetto antisommossa sono arrivati stamattina e hanno deportato 80 persone con i pullman a Sarajevo e domani toccherà ad altri 250
Molti ragazzi sono scappati dal capannone Miral
Al Bira di Bihac dove eravamo passati prima un nr imprecisato è stato caricato in una corriera e portato via

Sabato 23 febbraio

Velika Kladusa. 
Caos, concitazione, agitazione.
Al mattino l'esercito e la polizia in assetto antisommossa  hanno deportato 80 o 100 persone con i pullman a Sarajevo. Domani sarà la volta di altri  250
Corre la voce che al capannone MIRAL sono rimasti solo in 50.
Gli altri sono in fuga. Molti gruppi si stanno organizzando per il game. Dopo tante fatiche non possono immaginare di essere respinti verso Sarajevo.
Li guardo e rimango impietrita: hanno scarpe da ginnastica rotte, o scarpe di plastica scollate, giacchini di tela, corpi troppi magri. 
"Nei boschi della Croazia la temperatura scende anche a meno 20 gradi" dico loro
"Mom - mi rispondono - siamo morti da vivi. Sappiamo che possiamo morire ma noi andiamo lo stesso. Prega per noi. InshAllah"
InshAllah ragazzi. Penso alle loro madri e al tormento che devono provare pur non vedendo ma sapendo con il cuore

Al ritorno di sera verso BIHAC decine e decine e decine di ragazzi percorrono i tratti che li portano al confine
Un gruppo di 10  si avvia invece nella nostra direzione. Sono stati "scovati" 50 km all'interno della Croazia,  catturati dai militari e poi consegnati alla polizia. 
" La polizia ci ha malmenato, derubato e fracassato i cellulari"
Stanno camminando da questa mattina. Hanno i piedi piagati ma non vogliono fermarsi a Kladusa
"Siamo afgani, siamo in viaggio da un anno e mezzo, possiamo andare solo avanti, indietro è  la fine"
Avanti allora! Altri 50 km a piedi da Kladusa a Bihac, trascinandosi nelle membra stanche e nei corpi senza riposo. La luna sta sorgendo sulle alte colline. La bellezza fa sentire ancora di più il  tremendo delle loro esistenze sfregiate.

Al ritorno di sera verso BIHAC decine e decine e decine di ragazzi percorrono i tratti che li portano al confine
Un gruppo di 10  si avvia invece nella nostra direzione. Sono stati "scovati" 50 km all'interno della Croazia,  catturati dai militari e poi consegnati alla polizia. 
" La polizia ci ha malmenato, derubato e fracassato i cellulari"
Stanno camminando da questa mattina. Hanno i piedi piagati ma non vogliono fermarsi a Kladusa
"Siamo afgani, siamo in viaggio da un anno e mezzo, possiamo andare solo avanti, indietro è  la fine"
Avanti allora! Altri 50 km a piedi da Kladusa a Bihac, trascinandosi nelle membra stanche e nei corpi senza riposo. La luna sta sorgendo sulle alte colline. La bellezza fa sentire ancora di più il  tremendo delle loro esistenze sfregiate.

Poi, siamo stati allertati, corre un teorema dall'Italia alla Bosnia per cui i volinrari sono associati sempre più a persone che favoriscono l'immigraz clandestina e che forse fanno parte di una rete organizzata
Tutto da dimostrare ma intanto ...

Vi invio queste foto anche per mostrarvi come, nella nostra filosofia, l'aiuto (grazie alle vostre donazioni) sia non solo ma anche una pratica di relazione
Ieri siamo andati con due ragazzi che ci sembravano affidabili fra i tanti con cui eravamo, a comperare le scarpe. Poi le abbiamo distribuite con criterio, ci siamo conosciuti, abbiamo ascoltato le loro storie.
Una goccia nel mare.  Nulla di fronte ai loro bisogni
Facciamo quello che possiamo"




Questo per ora il diario

Non troverete queste cose sui media in generale.

Se volete dare una mano anche con 5 euro: 

11 ottobre 2018

Bosnians Stage Simultaneous Protests Over Youngsters' Deaths









In Bosnia Erzegovina ci sono 2 casi simili a quello di Stefano Cucchi. David Dragicevic and Dzenan Memic. I due ragazzi sembrano proprio essere stati liquidati dalle polizie di Banja Luka e Sarajevo. Le quali non ne vogliono proprio sapere. La morte dei 2 ragazzi sta creando una rete di collegamento tra le due Bosnie, quella a maggioranza e controllo Serbo-Russo e quella federale croato-bosniacca. A seguito dei disastri combinati dall'occidente le due parti condividono il meno possibile. In questa disgraziata occasione che li accomuna, ci sono stati dimostranti che si sono fatti ore di viaggio per andare alla manifestazione gemella (ce ne sono state diverse) e trovarsi a essere minacciati dalla polizia al loro arrivo e costretti a tornare via

Bosnians Stage Simultaneous Protests Over Youngsters' Deaths: Numerous Bosnians gathered on Friday in both Sarajevo and Banja Luka for more protest rallies about the unexplained deaths of two youngsters, David Dragicevic and Dzenan Memic.

04 ottobre 2018

Sarajevo Siege Exhibition Opens in Serbian Capital

http://www.balkaninsight.com/en/article/news-09-26-2018 Sarajevo Siege Exhibition Opens in Serbian Capital: Belgrade is hosting an exhibition on the 1992-96 siege of Sarajevo which uses personal possessions and photographs to tell a story about how Bosnian capital’s residents lived through the war.

01 ottobre 2018

La Russia avanza nei Balcani


Ieri l'Unione Europea ha subito una grave sconfitta e dietro a questa sconfitta c'è la mano della micidiale propaganda russa, ancora una volta. Il referendum per cambiare il nome alla Macedonia e permettere così una pacificazione dei rapporti con la Grecia e conseguente ammissione nell'Unione e anche nella NATO, non ha raggiunto il quorum e non è valido. Le conseguenze di questo fatto sono incalcolabili e certamente non solo per i Balcani. Lavrov è stato alcuni giorni in Bosnia alla vigilia delle elezioni del 7 ottobre, avendo anche la faccia tosta di dire che la Russia non intende influenzare il voto. La faccia di Lavrov la conoscete tutti. La propaganda russa, tramite trolls e tramite Sputnik, RT e Pravda, ha alimentato gli ultras nazionalisti macedoni e bosniaci. Ai Russi di Putin non serve Steve Bannon. Durante i 25 anni passati in buona parte nei Balcani, ho spesso avuto brutti presentimenti. Gli amici bosniaci mi chiedevano dell'Europa, quando ancora ci credevano, e io gli dicevo che quando fossero mai arrivati nell'Unione, forse l'Unione non ci sarebbe stata più. Anzichè europeizzare i Balcani, l'Unione Europea si è largamente balcanizzata. Ora anche in Grecia gli ultras filo russi che erano contro l'accordo per il nome della Macedonia, avranno da pasteggiare con il populismo e diranno che avevano ragione loro. Dopo quasi 30 anni dalla caduta della Yugoslavia le trattative tra Tsipras e i Macedoni avevano portato a un accordo che avrebbe rafforzato gli europeisti ovunque. Ovviamente la Russia affermava che il referendum era ridicolo e ingiusto perché imponeva il cambio del nome a una nazione sovrana. È andato a votare solo il 37% degli elettori.

02 giugno 2018

Inceneritori e economia circolare, binomio inevitabile!


Firenze, 1 giugno 2018.

Sul bollente argomento rifiuti e riciclo, si è svolto presso la sede CISL cittadina un incontro sull'economia circolare che non è proprio una novità e che soprattutto ancora non ha "preso piede" in Italia. Perché questo avvenga vanno modificate le filiere produttive di una considerevole parte delle produzioni, specie di imballaggi e vanno cambiate le abitudini della grande distribuzione e dei cittadini. Il che è chiaramente un obiettivo a lunghissimo termine, mentre i rifiuti si accumulano a montagne proprio dove non si vuole chiudere il processo circolare con l'incenerimento con recupero di energia. Raramente si trova un politico che parli di chiusura del ciclo dei rifiuti. Tutti i ragionamenti si fermano prima, cercando di ignorare che non tutto è riciclabile e che nessuno al mondo è per ora riuscito a evitare il residuo finale del ciclo che ha solo 2 strade per finire: discarica (il male assoluto secondo la deputata europea Simona Bonafè) oppure l'incenerimento con recupero di energia. Abbiamo invece trovato il segretario CISL di Firenze e Prato che non teme di dirsi favorevole.

Ecco le interviste che abbiamo realizzato all'incontro.