19 novembre 2019

Berlino 30 anni dopo... Album foto e video!!!






































































03 novembre 2019

53 anni fa...









Berlino, 9 novembre 2009. Nuove foto sabato prossimo!



Berlino, 9 novembre 2009. Nuove foto sabato prossimo!

24 febbraio 2019

I disperati alla porta accanto - Lo sapete dove sta la Bosnia Erzegovina? Proprio accanto a voi!




I disperati di Bihac e la catena di solidarietà 

I Balcani sono sempre stati ignorati da coloro che non ci sono mai stati. Chi c’è stato li ama per sempre…

Una esperta della zona, di fronte a questa ignavia, disse che gli era stato detto che: “i Balcani non sono sexy”

La indifferenza verso i Balcani ha permesso di ignorare i conflitti, usare la metafora per politica interna e abbandonare i disperati.

Dopo il conflitto degli anni 90 e dopo Idomeni e il corridoio dei disperati in fuga chiuso nel 2016, e dato che gli Umani prima o poi “passano”, proprio quando i politici europei attuali (tutti pessimi e con la “visione” spenta), pensavano di aver chiuso con i Balcani, ecco che invece i disperati riappaiono. 

Mentre lo scacchiere vede il confronto Russia Nato Usa sempre più acceso, ignari, arrivano a battere alle porte europee altri disperati. A 2 passi da Trieste. 

Ovviamente la cosa deve passare sotto silenzio totale.

Forse avere sentito parlare del film 'Dove bisogna stare' il film di Medici senza frontiere

Una delle “protagoniste” è Lorena Fornasir” che in queste ore si trova a Bihac. Dove la Bosnia Erzegovina confina con la Croazia e cioè con l’Unione Europea. 

Foto cg - Idomeni - GR



Ecco il diario di poche ore fa.  Si tratta di una chat di volontari organizzata da tanti che raccoglie piccole donazioni anche grazie a Lorena Fornasir


Venerdì 22 febbraio 2019 

"Eccoci qua : qui radio Bihac
Oggi grandi abbracci e saluti al BIRA camp di BIHAC dove eravamo attesi
Attesi e poi in attesa.
Scortati a vista da operatore IOM e due di JR
In teoria avevamo il permesso di incontrare ALÌ che, giusto per ricordare, voleva raccontarmi la sua storia.
Due ore in piedi all'angolo del thè di IPSIA
Problemi di sicurezza ci dicono
Poi ci riferiscono che l'ordine è di non farci parlare con ALÌ
Il container in cui sta avvolto dentro una coperta rossa come in un bozzolo,  era a 3 mt da noi.
Fine fi un incontro impossibile

…….

Fine di un incontro impossibile e inizio, altrove,  di altri incontri 
Da quanto ci è stato riferito, ALÌ aveva attraversato la Croazia ed era arrivato a Trieste. Salito su un treno verso la sua meta (Germania) era stato pizzicato senza biglietto. Consegnato alla polizia italiana era stato deportato in Slovenia.  La Slovenia lo ha deportato in Croazia. La Croazia - sempre da quanto dichiara ALÌ nel video in cui è stato ripreso da un operatore iraniano - l'aveva respinto togliendogli scarpe calze, costringendolo a camminare nel terreno gelato fino a Kladusa
Alì era vissuto 6 anni in Germania, aveva un passaporto. Poi era rientrato in Tunisia per trovare la sua famiglia. Quando poi decise di rientrare in Germania non gli concedettero il visto.
Iniziò cosi il suo cammino lungo la seconda rotta balcanica e questo è lo stato in cui oggi è stato ridotto. Ci dicono che gli è stata diagnosticato ai piedi uno stato  di cancrena secca

Ma perché impedire una visita? Neanche la minima pietà umana... bisogna che tutti sappiano

Perché siamo in uno stato (Bosnia) paranoide e sotto attacco costante gli uni agli altri.
Il caso di Alì è ben chiaro a IOM ma soprattutto a DRC che si occupa della parte sanitaria legata ai migranti tanto è che è all'ordine del giorno delle riunioni. L'unica cosa possibile a parte provare a convincere Alì di andare in ospedale e farsi curare offrendogli supporto psicologico è dichiararlo incapace di intendere e volere e fare un TSO. Anche questa richiesta è stata fatta ed è in corso la procedura. Purtroppo molto altro non è possibile farlo. Soprattutto se Alì viene mal consigliato dai suoi compagni al campo che probabilmente gli dicono che se non si fa operare qui lo manderanno in Germania o chissà dove.
Al di là dei piedi, che io vedo come la parte più "chiara" e semplice del problema (sarò cinica), resta  il problema del dopo ovvero una volta amputato, come aiutare questa persona?
Le sue possibilità di attraversare sulle sue gambe i confini diventano nulle, la Bosnia non riesce ad avere cura dei suoi malati e invalidi,e dunque che fine farà Alì? Questa è la parte peggiore.

Condannato a morire o a lasciarsi morire, vivendo in preda agli eventi perché senza piedi, per colpa di un biglietto di treno? ATROCE. 
Il TSO non è forse un ulteriore violenza?

Non capisco come sia possibile che Ali non possa ricevere visite se lo desidera. Chi non permette a Lorena di vederlo e perchè?


Diario minimo

Venerdì 22 febbraio: seduti al bar del supermercato vicino al camp BIRA di Bihac entrano 4 ragazzi. Tutti migranti. Il cameriere li scorge;  con impeto alza le braccia e con le mani fa il movimento con cui si cacciano i cani: raus raus, go out go out. 
"Sono persone, non animali"  diciamo. 
"Mi vergogno di trattarli così ma sono gli ordini" risponde
Ci alziamo senza consumare e ce ne andiamo via con loro. 
Escono umiliati eppure riescono a sorridere e a rassicurarci: "not worry mom, not worry"

Velika Kladusa
 l'esercito e la polizia in assetto antisommossa sono arrivati stamattina e hanno deportato 80 persone con i pullman a Sarajevo e domani toccherà ad altri 250
Molti ragazzi sono scappati dal capannone Miral
Al Bira di Bihac dove eravamo passati prima un nr imprecisato è stato caricato in una corriera e portato via

Sabato 23 febbraio

Velika Kladusa. 
Caos, concitazione, agitazione.
Al mattino l'esercito e la polizia in assetto antisommossa  hanno deportato 80 o 100 persone con i pullman a Sarajevo. Domani sarà la volta di altri  250
Corre la voce che al capannone MIRAL sono rimasti solo in 50.
Gli altri sono in fuga. Molti gruppi si stanno organizzando per il game. Dopo tante fatiche non possono immaginare di essere respinti verso Sarajevo.
Li guardo e rimango impietrita: hanno scarpe da ginnastica rotte, o scarpe di plastica scollate, giacchini di tela, corpi troppi magri. 
"Nei boschi della Croazia la temperatura scende anche a meno 20 gradi" dico loro
"Mom - mi rispondono - siamo morti da vivi. Sappiamo che possiamo morire ma noi andiamo lo stesso. Prega per noi. InshAllah"
InshAllah ragazzi. Penso alle loro madri e al tormento che devono provare pur non vedendo ma sapendo con il cuore

Al ritorno di sera verso BIHAC decine e decine e decine di ragazzi percorrono i tratti che li portano al confine
Un gruppo di 10  si avvia invece nella nostra direzione. Sono stati "scovati" 50 km all'interno della Croazia,  catturati dai militari e poi consegnati alla polizia. 
" La polizia ci ha malmenato, derubato e fracassato i cellulari"
Stanno camminando da questa mattina. Hanno i piedi piagati ma non vogliono fermarsi a Kladusa
"Siamo afgani, siamo in viaggio da un anno e mezzo, possiamo andare solo avanti, indietro è  la fine"
Avanti allora! Altri 50 km a piedi da Kladusa a Bihac, trascinandosi nelle membra stanche e nei corpi senza riposo. La luna sta sorgendo sulle alte colline. La bellezza fa sentire ancora di più il  tremendo delle loro esistenze sfregiate.

Al ritorno di sera verso BIHAC decine e decine e decine di ragazzi percorrono i tratti che li portano al confine
Un gruppo di 10  si avvia invece nella nostra direzione. Sono stati "scovati" 50 km all'interno della Croazia,  catturati dai militari e poi consegnati alla polizia. 
" La polizia ci ha malmenato, derubato e fracassato i cellulari"
Stanno camminando da questa mattina. Hanno i piedi piagati ma non vogliono fermarsi a Kladusa
"Siamo afgani, siamo in viaggio da un anno e mezzo, possiamo andare solo avanti, indietro è  la fine"
Avanti allora! Altri 50 km a piedi da Kladusa a Bihac, trascinandosi nelle membra stanche e nei corpi senza riposo. La luna sta sorgendo sulle alte colline. La bellezza fa sentire ancora di più il  tremendo delle loro esistenze sfregiate.

Poi, siamo stati allertati, corre un teorema dall'Italia alla Bosnia per cui i volinrari sono associati sempre più a persone che favoriscono l'immigraz clandestina e che forse fanno parte di una rete organizzata
Tutto da dimostrare ma intanto ...

Vi invio queste foto anche per mostrarvi come, nella nostra filosofia, l'aiuto (grazie alle vostre donazioni) sia non solo ma anche una pratica di relazione
Ieri siamo andati con due ragazzi che ci sembravano affidabili fra i tanti con cui eravamo, a comperare le scarpe. Poi le abbiamo distribuite con criterio, ci siamo conosciuti, abbiamo ascoltato le loro storie.
Una goccia nel mare.  Nulla di fronte ai loro bisogni
Facciamo quello che possiamo"




Questo per ora il diario

Non troverete queste cose sui media in generale.

Se volete dare una mano anche con 5 euro: 

11 ottobre 2018

Bosnians Stage Simultaneous Protests Over Youngsters' Deaths









In Bosnia Erzegovina ci sono 2 casi simili a quello di Stefano Cucchi. David Dragicevic and Dzenan Memic. I due ragazzi sembrano proprio essere stati liquidati dalle polizie di Banja Luka e Sarajevo. Le quali non ne vogliono proprio sapere. La morte dei 2 ragazzi sta creando una rete di collegamento tra le due Bosnie, quella a maggioranza e controllo Serbo-Russo e quella federale croato-bosniacca. A seguito dei disastri combinati dall'occidente le due parti condividono il meno possibile. In questa disgraziata occasione che li accomuna, ci sono stati dimostranti che si sono fatti ore di viaggio per andare alla manifestazione gemella (ce ne sono state diverse) e trovarsi a essere minacciati dalla polizia al loro arrivo e costretti a tornare via

Bosnians Stage Simultaneous Protests Over Youngsters' Deaths: Numerous Bosnians gathered on Friday in both Sarajevo and Banja Luka for more protest rallies about the unexplained deaths of two youngsters, David Dragicevic and Dzenan Memic.

04 ottobre 2018

Sarajevo Siege Exhibition Opens in Serbian Capital

http://www.balkaninsight.com/en/article/news-09-26-2018 Sarajevo Siege Exhibition Opens in Serbian Capital: Belgrade is hosting an exhibition on the 1992-96 siege of Sarajevo which uses personal possessions and photographs to tell a story about how Bosnian capital’s residents lived through the war.

01 ottobre 2018

La Russia avanza nei Balcani


Ieri l'Unione Europea ha subito una grave sconfitta e dietro a questa sconfitta c'è la mano della micidiale propaganda russa, ancora una volta. Il referendum per cambiare il nome alla Macedonia e permettere così una pacificazione dei rapporti con la Grecia e conseguente ammissione nell'Unione e anche nella NATO, non ha raggiunto il quorum e non è valido. Le conseguenze di questo fatto sono incalcolabili e certamente non solo per i Balcani. Lavrov è stato alcuni giorni in Bosnia alla vigilia delle elezioni del 7 ottobre, avendo anche la faccia tosta di dire che la Russia non intende influenzare il voto. La faccia di Lavrov la conoscete tutti. La propaganda russa, tramite trolls e tramite Sputnik, RT e Pravda, ha alimentato gli ultras nazionalisti macedoni e bosniaci. Ai Russi di Putin non serve Steve Bannon. Durante i 25 anni passati in buona parte nei Balcani, ho spesso avuto brutti presentimenti. Gli amici bosniaci mi chiedevano dell'Europa, quando ancora ci credevano, e io gli dicevo che quando fossero mai arrivati nell'Unione, forse l'Unione non ci sarebbe stata più. Anzichè europeizzare i Balcani, l'Unione Europea si è largamente balcanizzata. Ora anche in Grecia gli ultras filo russi che erano contro l'accordo per il nome della Macedonia, avranno da pasteggiare con il populismo e diranno che avevano ragione loro. Dopo quasi 30 anni dalla caduta della Yugoslavia le trattative tra Tsipras e i Macedoni avevano portato a un accordo che avrebbe rafforzato gli europeisti ovunque. Ovviamente la Russia affermava che il referendum era ridicolo e ingiusto perché imponeva il cambio del nome a una nazione sovrana. È andato a votare solo il 37% degli elettori.

02 giugno 2018

Inceneritori e economia circolare, binomio inevitabile!


Firenze, 1 giugno 2018.

Sul bollente argomento rifiuti e riciclo, si è svolto presso la sede CISL cittadina un incontro sull'economia circolare che non è proprio una novità e che soprattutto ancora non ha "preso piede" in Italia. Perché questo avvenga vanno modificate le filiere produttive di una considerevole parte delle produzioni, specie di imballaggi e vanno cambiate le abitudini della grande distribuzione e dei cittadini. Il che è chiaramente un obiettivo a lunghissimo termine, mentre i rifiuti si accumulano a montagne proprio dove non si vuole chiudere il processo circolare con l'incenerimento con recupero di energia. Raramente si trova un politico che parli di chiusura del ciclo dei rifiuti. Tutti i ragionamenti si fermano prima, cercando di ignorare che non tutto è riciclabile e che nessuno al mondo è per ora riuscito a evitare il residuo finale del ciclo che ha solo 2 strade per finire: discarica (il male assoluto secondo la deputata europea Simona Bonafè) oppure l'incenerimento con recupero di energia. Abbiamo invece trovato il segretario CISL di Firenze e Prato che non teme di dirsi favorevole.

Ecco le interviste che abbiamo realizzato all'incontro.








13 maggio 2018

Forse avete tempo di studiare la Storia?

Avete voglia di studiare la Storia? http://www.iisf.it/discorsi/einaudi/mito_s_s.htm ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI LUIGI EINAUDI Il mito dello Stato sovrano* In una lettera indirizzata a Luigi Albertini, direttore del «Corriere della Sera» e pubblicata (a firma Junius e ristampata dai Laterza di Bari nelle Lettere politiche di Junius) nel numero del 5 gennaio 1918, criticavo i disegni di una costituenda «Società delle Nazioni», quando altri, che poi fu gran parte nel distruggerla, presiedeva ad una adunata di popolo indetta allo scopo di propugnare la costituzione di una associazione italiana per il promuovimento della idea societaria. Sostenevo nella lettera la tesi che l’idea medesima della società delle nazioni era sbagliata in principio e perciò caduca e promuovitrice di guerra. Facile era la profezia; ché il presidente Wilson, apostolo nobilissimo dell’idea della società delle nazioni, non aveva bisogno di appellarsi ad esempi storici memorandi di insuccesso, come quelli della lega anfizionica, del Sacro Romano Impero, di nazione germanica o della Santa Alleanza. Gli bastava guardarsi indietro, indagando le ragioni per le quali i tredici Stati originari del suo grande paese avevano dovuto mutare alla radice il loro ordinamento. Scrivevo in quella ormai vecchia lettera: “Leggesi in tutte le storie come gli Stati Uniti siano vissuti sotto due costituzioni: la prima disposta dal congresso del 1776 ed approvata dagli Stati nel febbraio 1781, la seconda approvata dalla convenzione nazionale il 17 settembre 1787 ed entrata in vigore nel 1788. Sotto la prima, l’unione nuovissima minacciò ben presto di dissolversi; sotto la seconda gli Stati Uniti divennero giganti. Ma la prima parlava appunto di "confederazione ed unione" dei 13 Stati, come oggi si parla di "Società delle Nazioni" e dichiarava che ogni Stato "conservava la sua sovranità, la sua libertà ed indipendenza ed ogni potere, giurisdizione e diritto non espressamente delegati al governo federale". La seconda, invece, non parlava più di "unione fra Stati sovrani", non era più un accordo fra governi indipendenti; ma derivava da un atto di volontà dell’intero popolo, il quale creava un nuovo Stato diverso e superiore agli antichi Stati. "Noi - cosi dice lapidariamente il preambolo della vigente costituzione federale - noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di fondare una unione più perfetta, stabilire la giustizia, assicurare la tranquillità interna, provvedere per la comune difesa, promuovere il benessere generale e garantire le benedizioni della libertà per noi e per i posteri nostri, decretiamo e fondiamo la presente costituzione per gli Stati Uniti d’America". Ecco sostituito al "contratto", all’accordo" fra Stati sovrani per regolare "alcune" materie di interesse comune, un atto di sovranità del popolo americano tutto intero", il quale crea un nuovo Stato e gli dà una costituzione e lo sovrappone, in una sfera più ampia, agli Stati antichi serbati in vita in una sfera più ristretta. Ve n’era urgente bisogno. Quei sette anni di vita, dal 1781 al 1787, della "società" delle 13 nazioni americane erano stati anni di discordie, di anarchia, di egoismo tali da far desiderare a non pochi l’avvento di una monarchia forte, che fu invero offerta a Washington e da questi respinta con parole dolorose, le quali tradivano il timore che l’opera faticosa sua di tanti anni non dovesse andare perduta. La radice del male stava appunto nella sovranità e nell’indipendenza dei 13 Stati. La confederazione, appunto perché era.una semplice "società di nazioni", non aveva una propria indipendente sovranità, non poteva prelevar direttamente imposte sui cittadini. Dipendeva quindi, per il soldo dell’esercito e per il pagamento dei debiti contratti durante la guerra dell’indipendenza, dal beneplacito di 13 Stati sovrani. Il congresso nazionale votava spese, impegnava la parola della confederazione e per avere i mezzi necessari indirizzava richieste di danaro ai singoli Stati. Ma questi o negligevano di rispondere o non volevano, nessuno tra essi, essere i primi a versare le contribuzioni nella cassa comune. "Dopo brevi sforzi" - cosi scrive il giudice Marshall nella sua classica Vita di Washington, riassumendo le disperate e ripetute invocazioni e lagnanze che a centinaia sono sparse nelle lettere del grande generale e uomo di Stato - "dopo brevi sforzi compiuti per rendere il sistema federale atto a raggiungere i grandi scopi per cui era Stato istituito, ogni tentativo apparve disperato e gli affari americani si avviarono rapidamente ad una crisi, da cui dipendeva l’esistenza degli Stati Uniti come nazione... Un governo autorizzato a dichiarare guerra, ma dipendente da stati sovrani quanto ai mezzi di condurla, capace di contrarre debiti e di impegnare la fede pubblica al loro pagamento, ma dipendente da 13 separate legislature sovrane per la preservazione di questa fede, poteva soltanto salvarsi dall’ignominia e dal disprezzo, qualora tutti questi governi sovrani fossero stati amministrati da persone assolutamente libere e superiori alle umani passioni". Era un pretendere l’impossibile. Gli uomini forniti di potere non amano delegare questo potere ad altri; ed è perciò quasi impossibile, conclude il biografo, "compiere qualsiasi cosa, sebbene importantissima, la quale dipenda dal consenso di molti distinti governi sovrani". Ed un altro grande scrittore e uomo di Stato, uno degli autori della costituzione del 1787, Alessandro Hamilton, cosi riassumeva in una frase scultorea la ragione dell’insuccesso della prima società delle nazioni americane: “Il potere, senza il diritto di stabilire imposte, nelle società politiche, è un puro nome"». Questi ammonimenti solenni non possono essere dimenticati. Oggi, vi è in Italia un gruppo di giovani, temprati alla dura scuola della galera e del confino nelle isole, il quale è deliberato a mettere il problema della federazione in testa a tutti quelli i quali debbono essere discussi nel nostro paese. Non senza viva commozione ricevetti, durante i lunghi trascorsi anni oscuri, una lettera scrittami dal carcere da Ernesto Rossi, nella quale mi si ricordava l’antica lettera e mi si diceva il suo deliberato proposito di voler operare per tradurre in realtà l’idea federalistica. L’opera sinora si è forzatamente limitata, dentro e fuor del confino, in Italia ed all’estero, a convegni, ad opuscoli, fogli tiposcritti e giornaletti a stampa. Sia consentito all’antico oppugnatore dell’idea societaria, di aggiungere, agli opuscoli già divulgati in materia, una professione di fede. Noi federalisti non difendiamo una tesi la quale sia a vantaggio di alcun paese egemonico, né dell’Inghilterra, né degli Stati Uniti, né della Russia. Vogliamo porre il problema nei suoi nudi termini essenziali, affinché l’opinione pubblica conosca esattamente quali condizioni debbano essere necessariamente osservate affinché l’idea federale possa contribuire, invece di porre ostacoli, al mantenimento della pace. Se si vuole fra venticinque anni una nuova guerra la quale segni la fine d’Europa si scelga la via della società delle nazioni, se si vuole tentare seriamente di allontanare da noi lo spettro della distruzione totale si vada verso l’idea federale. La via sarà tribolata e irta di spine; né la mèta potrà essere raggiunta d’un tratto. Quel che importa è che la mèta finale sia veduta chiaramente e si intenda strenuamente raggiungerla. Perché l’idea della società delle nazioni è infeconda e distruttiva? Perché essa è fondata sul principio dello Stato “sovrano”. Questo è oggi nemico numero uno della civiltà, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste. Il concetto dello Stato sovrano, dello Stato che, entro i suoi limiti territoriali, può fare leggi, senza badare a quel che accade fuor di quei limiti, è oggi anacronistico ed è falso. Quel concetto è un idolo della mente giuridica formale e non corrisponde ad alcuna realtà. In un mondo percorso da ferrovie, da rapide navi, da aeroplani, nel quale le distanze sono state annullate da telegrafi e telefoni con o senza fili, gli Stati, che un giorno parevano grandi, come l’Italia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, a tacer di quelli minori, sono diventati piccoli come nel quattrocento eransi rimpiccioliti i liberi comuni medioevali, e Firenze e Bologna e Milano e Genova e Venezia avevano dovuto dar luogo a più ampie signorie e queste poi, nel '500 e nel '600, dovettero cedere il passo dinnanzi ai grandi Stati moderni. Pensare che uno Stato, sol perché si dice sovrano, possa dare a se stesso leggi a suo libito, è pensare l’assurdo. Mille e mille vincoli legano gli uomini di uno Stato agli uomini di un altro Stato. La pretesa alla sovranità assoluta non può attuarsi entro i limiti dello Stato sedicente sovrano. Gli uomini, nella vita moderna signoreggiata dalla divisione del lavoro, dalle grandi officine meccanizzate, dalle rapide comunicazioni internazionali, dalla tendenza ad un elevato tenore di vita, non possono vivere, se la loro vita è ridotta ai limiti dello Stato. Autarchia vuol dire miseria; e necessariamente spinge gli uomini alla conquista. Gli uomini viventi entro uno Stato sovrano debbono, sono dalla necessità del vivere costretti ad assicurarsi fuor di quello Stato i mezzi di esistenza, le materie prime per le proprie industrie e gli sbocchi per i prodotti del loro lavoro. Qualunque sia il regime sociale che gli Stati si sono dato, essi sono costretti alla conquista dello spazio vitale. L’idea dello spazio vitale non è un frutto di torbide immaginazioni germaniche od hitleriane; è una logica fatale conseguenza del principio dello Stato sovrano. Quella idea non ha limiti. Necessariamente porta al tentativo di conquista del mondo. Andrebbe al di là, se fosse fisicamente possibile. Non esiste uno spazio vitale autosufficiente. Quanto più uno Stato si ingrandisce, tanto più le sue industrie ingigantiscono e diventano voraci assorbitrici di materie prime e bisognose di mercati sempre più ampi. Quando pare di essere giunti alla fi­ne, sempre fa difetto una materia essenziale, senza di cui il meccanismo economico, divenuto colossale, si incanta. La necessità del dominio mondiale è carne viva e sangue rosso poiché tutti gli Stati sovrani vantano il medesimo e giusto diritto allo spazio vitale, al dominio mondiale, perché senza di esso non possono vivere o vivrebbero solo se si rassegnassero ad una vita miserabile economicamente ed oscura spiritualmente, indegna della società umana, il mito dello Stato sovrano significa, è sinonimo di “guerra”. La guerra del 1914-18, quella presente e l’orrenda maggiore carneficina che si prepara per l’avvenire furono sono e saranno il risultato necessario del falso idolo dello Stato sovrano. Uomini più ossessionati degli altri hanno assunto la responsabilità di scatenare gli eccidi. Ma la causa profonda era la falsa idea della quale essi si fecero apostoli. Fa d’uopo che tutti ci facciamo apostoli dell’idea contraria. Quella della società delle nazioni non solo è monca, ma va contro il fine che si vuol raggiungere. Poiché essa è ancora una lega fra Stati “sovrani”, essa rinnega il principio dal quale muove. Ponendoli gli uni accanto agli altri, acuisce gli attriti fra Stati, li moltiplica, proclama al mondo la volontà degli uni a non volere adattarsi all’uguale volontà degli altri, epperciò cresce le occasioni di guerra. Altra via d’uscita non v’è, fuor di quella di mettere accanto agli Stati attuali un altro Stato. Il quale abbia compiti sui propri ed abbia un popolo “suo”. Invece di una società di Stati sovrani, dobbiamo mirare all’ideale di una vera federazione di popoli, costituita come gli Stati Uniti d’America o la Confederazione Elvetica. Gli organi supremi, parlamento e governo, della confederazione non possono essere scelti dai singoli Stati sovrani, ma debbono essere eletti dai cittadini della confederazione. Esercito unico e confine doganale unico sono le caratteristiche fondamentali del sistema. Gli Stati restano sovrani per tutte le materie che non siano delegate espressamente alla federazione; ma questa sola dispone delle forze armate, ed entro i suoi confini vi è una cittadinanza unica ed il commercio è pienamente libero. Fermiamoci a questi punti che sono gli essenziali e da cui si deducono altre numerose norme. Entro i limiti della federazione la guerra diventa un assurdo, come sono divenute da secoli un assurdo le guerre private, le faide di comune e sono represse dalla polizia ordinaria le vendette, gli omicidi ed i latrocini privati. La guerra non scomparirà, ma sarà spinta lontano, ai limiti della federazione. Divenute gigantesche le forze in contrasto, anche le guerre diventeranno più rare; finché esse non scompaino del tutto, nel giorno in cui sia per sempre fugato dal cuore e dalla mente degli uomini l’idolo immondo dello Stato sovrano. * Il risorgimento liberale, 3 gennaio 1945.

11 aprile 2018

27 anni non passati invano...

Un brano dell'intervento di Loris Rispoli dopo 27 anni dal disastro peggiore della marineria italiana ancora senza un colpevole...