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19 aprile 2017
09 aprile 2017
La post verità a convegno
#SUM01 Ecco il manifesto come doveva essere ma Casaleggio Senior ha inviato un messaggio dallo spazio per bloccarlo. Troppo trasparente.
Disinformazione, il terzo settore alza la testa: "ecco come combattere falsità e ostilità"
Disinformazione, il terzo settore alza la testa: "ecco come combattere falsità e ostilità"
MILANO. Più di due italiani su tre (65%) crede che l'aumento dell'immigrazione abbia favorito il diffondersi di malattie, un dato a più riprese smentito da numerose istituzioni sanitarie e scientifiche. Ancora un 10% della popolazione ritiene che vaccinare i figli possa provocare l'autismo, convinzione su cui non esiste alcun dato scientifico di supporto. A rafforzare queste convinzioni sono le informazioni reperite sui social media, delle quali però due italiani su tre non si fidano, ritenendole in maggioranza false.
Un'emergenza anche per il terzo settore, le cui azioni sono vittime spesso delle bufale che si diffondono viralmente: più della metà degli degli italiani (52%) ritiene che i soldi delle donazione benefiche vengano raramente utilizzate secondo i fini dichiarati e il 15,7% sostiene che questo non accada mai. Quasi metà degli italiani, il 44% crede che i soldi donati per il terremoto non siano stati usati correttamente, ignorando che tali donazioni, come ricordato a più riprese dalla Protezione Civile, serviranno per la ricostruzione e non per l'emergenza, coperta dallo Stato. Fare volontariato aumenta invece la fiducia: due italiani su tre che fanno volontariato sono invece convinti che i soldi delle donazioni vadano a buon fine e più della metà dei volontari ha fiducia nell'utilizzo dei fondi per il terremoto.
L'economia civile fa i conti con la disinformazione e tenta di reagire: ieri a Milano il Centro Nazionale per il Volontariato, la Fondazione Volontariato e Partecipazione, il Centro Servizi per il Volontariato - Città Metropolitana di Milano, CSA - Centro Statistica Aziendale(autore dell'indagine di opinione svolta su 2000 famiglie italiane da cui si ricavano i dati menzionati) in collaborazione con il Banco BPM hanno iniziato a lanciare la reazione: il seminario "La realtà da ricostruire, narrazioni sociali e post-verità", che si è tenuto nella Sala delle Colonne della sede del Banco BPM, ha visto la presenza di numerosi dirigenti e responsabili della comunicazione delle realtà del terzo settore.
"Il diffondersi di falsità è una vera emergenza democratica -ha commentato il presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca-. Il civile deve reagire perché siamo di fronte ad un'emergenza democratica: abbiamo il compito di comunicare bene e generare narrazioni che aiutino anche la politica e la società a ragionare e a superare paure e luoghi comuni".
Due le fasi del seminario: nella prima "L’era della disinformazione: vittime, carnefici, anticorpi” sono intervenuti Matteo Cidda, responsabile della Direzione Comunicazione del Banco BPM, Walter Quattrociocchi, coordinatore del CSSLab dell’IMT di Lucca ed esperto mondiale di questi temi, Giovanni Sarani dell’Osservatorio di Pavia e Mariano Galizia del CSA – Centro di Statistica Aziendale. Svelati i meccanismi della disinformazione, il seminario ha messo a confronto le idee per rigenerare la comunicazione, individuando alcune piste di azione che verranno riprese dal Festival Italiano del Volontariato in programma a Lucca dal 12 al 14 maggio con il tema "Ricostruire".
Special guest Alessio Maurizi, conduttore del programma radiofonico "Si può fare" di Radio 24. Il suo è un programma di buone notizie, che funziona anche in termini di ascolti perché ha riscoperto la "bellezza del fare" di cui in Italia c'è molto bisogno. "Recuperare una narrazione che punti sulla dignità delle persone e sui risultati dei nostri progetti, puntando anche sui sentimenti" ha sostenuto Don Virginio Colmegna della Casa della Carità di Milano. "Serve informazione e razionalità -ha aggiunto il presidente Avis Vincenzo Saturni-, anche la donazione del sangue è vittima di bufale e disinformazione e occorre più consapevolezza". Per Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, serve "educare il terzo settore a comunicare meglio, superando la retorica e la tristezza". "Riscoprendo -ha aggiunto la giornalista e scrittrice Elena Salem- il piacere e la passione di raccontare, generando contenuti utili anche alla diffusione sui social media". Il bisogno di narrazioni positive che superino odio e ostilità è confermato anche dal successo dell'iniziativa Parole O_Stili: il prof. Rodolfo Baggio, membro del comitato scientifico dell'iniziativa, ha presentato il Manifesto: una buona base da cui ri-partire.
Un confronto serrato, da cui le organizzazioni escono con la voglia di reagire: "abbiamo tre sfide davanti - ha concluso il presidente di Ciessevi Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano Ivan Nissoli-: una formativa a servizio delle realtà non profit per accompagnarle a comunicare meglio ciò che fanno e ciò che sono, una nei confronti dei mass media per aiutarli a raccogliere informazioni positive provenienti dai nostri territori, e infine la sfida culturale di comunicare i temi forti del volontariato che troppo spesso vediamo passare in secondo piano, ma che invece toccano da vicino la quotidianità di milioni di italiani”.
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Per info stampa:
centro nazionale per il volontariato/festival italiano del volontariato
via a. catalani 158 - 55100 lucca / tel. 0583 419500
ufficio comunicazione: giulio sensi
Francesco Bizzini - Ufficio Stampa Associazione Ciessevi
p.zza Castello, 3 - 20121 Milano
tel: 02.45475872 – mob: 338.5309176 - fax: 02.45475458
12 marzo 2017
03 febbraio 2017
Ci ha lasciati Predrag Matvejevic e lascia un grande vuoto.
Ci ha lasciati Predrag Matvejevic e lascia un grande vuoto.
Nato a Mostar dove visse la seconda guerra mondiale nella fame e nel sangue, è divenuto un faro della civiltà che non prevede muri di alcun genere. Candidato a un Nobel che non gli venne mai assegnato, scrisse "Breviario Mediterraneo" pietra miliare della letteratura europea e balcanica.
Sua l'idea di definire alcuni regimi politici, oggi sempre più numerosi, "Democrature" e non credo che ci sia bisogno di spiegare cosa intendesse.
Sempre mal visto dai tutti i politici dell'Europa orientale, era per natura privo di confini in ogni senso. I politici in genere gradiscono confini, muri, reticolati, e nei Balcani, poi, sono specialisti.
Figlio di padre russo e madre croato jugoslava, cittadino di Mostar, che non lo amava, è morto a Zagabria, nella capitale della Croazia che lo aveva condannato per aver definito i suoi colleghi croati dei talebani guerrafondai. Condannato a cinque mesi nel 2005, non si appellò, considerando la condanna come una medaglia.
Quando si vedono messaggi di cordoglio in tante lingue di tutto il Mondo, e non si tratta di un tycoon o di un presidente, è il segno che è scomparso un illuminato che ha dedicato la sua vita a cause unificanti, abbattimento di confini, conoscenza e contaminazione culturale senza limiti.
Mi vengono in mente Ernesto Balducci, Alex Langer e Antonio Russo, ma anche Giulio Regeni, giovane che avrebbe dato molto a tanti.
Ricordo Matvejevic nella sua trattoria preferita nel quartiere turco di Sarajevo mentre parlava di politica, qualche anno fa, ma ebbi modo di incontrarlo a Mostar nel luglio del 2004 quando la parte musulmana festeggiava la riapertura del ricostruito Ponte Vecchio, imbandierata di vessilli turchi e nella totale indifferenza della parte cattolico croata che sul ponte non è mai più passata, ma che dominava la scena grazie alla enorme, spropositata, croce bianca che svetta sulla montagna che domina la città più invivibile della Bosnia.
In quel giorno di festa, le autorità bosniache certo non avevano invitato Matvejevic, che probabilmente avrebbe anche rifiutato, ma lui era in città per un convegno organizzato da italiani sull'acqua per tutti.
Con il suo spirito parlava di cose serie in modo chiaro e piacevole, lui, mostarino in esilio, era in un piccolo auditorium a parlare della sostanza vitale principale, l'acqua, di mari e fiumi e dei ponti, quelli veri, che uniscono. Mentre fuori infuriavano i nazionalismi sanguinari ma al tempo stesso da operetta di una patria che per lui era più che ingrata. Chissà se qualche giornale bosniaco darà la notizia della sua scomparsa.
Perdiamo un altro Uomo non rieducabile e insostituibile.... purtroppo.
Claudio Gherardini
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