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Sarajevo 6 aprile 2012
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Sarajevo 6 aprile 2012
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Oggetto: Fw: Paolo Rumiz-Quella notte di neve e stelle in cui cominciò l´assedio di Sarajevo
Quella notte di neve e stelle in cui cominciò l´assedioFonte: PAOLO RUMIZ - la Repubblica
Giovedì 05 Aprile 2012
Iniziava non una guerra, ma un imbroglio voluto da una cricca di politici ladri
Ricordo molto bene quella sera, vent´anni fa. C´erano molte stelle e molta neve intorno.
Giorni prima s´era sparato qualche colpo in aria, Sarajevo era inquieta, ma in un conflitto
ancora non credeva. Era un´eventualità irreale, come se Roma potesse dichiarare guerra a
Bologna. Con la presa di Vukovar in Croazia, la fiammata sembrava essersi esaurita, l´Europa
aveva benedetto l´indipendenza della Bosnia, s´era fatta festa, e quelle raffiche sui monti erano
sembrate la solita, vanagloriosa baraonda balcanica. Molti giornalisti se n´erano andati, il fiume
spumeggiava, i caffè funzionavano, la primavera era nell´aria. Solo pochi s´erano resi conto che
le alture brulicavano di armati, postazioni da mortaio, nidi di cecchini, trincee. La massa ancora
ignorava che l´esercito jugoslavo si era concentrato in Bosnia per finire il suo lavoro. La città era
piombata in uno stato di strana cecità collettiva. Quella sera andai dunque a cena con la collega
bosniaca Azra Nuhefendic sopra il quartiere di Vraca, nella taverna di un suo conoscente, il
serbo Mladen Novakovic, che ci accolse con cordialità. Mangiammo e bevemmo, la città
luccicava sotto di noi. Ma era tutto molto strano. La locanda era popolata di soli serbi maschi.
Era come se le etnie si fossero spartite in base all´altimetria. Una massa di serbi era salita in
alto, lasciando le loro case sul fiume, mentre i cosiddetti musulmani (tali di cultura più che di
fede) erano rimasti in basso, ignari nella posizione più indifendibile. Poi squillò il telefono,
Mladen rispose, parlò concitatamente, e l´aria cambiò. Noi non lo sapevamo, ma era arrivato
l´ordine, l´assedio iniziava. Novakovic parlottò con gli altri serbi che si dispersero, poi si offrì di
accompagnare noi due in città. Dissi che no, la notte era bella, volevo scendere a piedi, ma lui
insistette che era meglio così. Guidò velocissimo fino oltre il fiume, ci sbarcò e tornò
sgommando sul monte.
Il giorno dopo arrivarono i primi colpi di mortaio, e Sarajevo rimase ancora paralizzata nella sua
incredulità. Alcuni ponti divennero intransitabili a causa dei cecchini e in pochi giorni il fronte
che avrebbe diviso per tre anni la città divenne fatto compiuto, ma ancora ci fu chi scommise su
"un fuoco di paglia". Solo a maggio, quando arrivarono notizie di stragi da altre zone,
cominciammo a capire che c´era la guerra, constatammo che Mladen era diventato il nemico di
Azra per un ordine venuto dall´alto, e ci adeguammo a cose ovvie come camminare rasente ai
muri e dormire sui lati sicuri delle case. Capimmo soprattutto che l´assedio era stato preparato
a lungo, e finalmente rileggemmo nel modo giusto i mille segnali della vigilia. E quando a luglio
andai a Belgrado, ebbi l´oscena conferma. I mercatini dell´usato erano pieni di cose bosniache.
Persino i settimanali rigurgitavano di inserzioni su automobili, stanze da bagno, bestiame,
televisori. Un improvviso fiume di refurtiva macchiata di sangue arrivava dalla Bosnia ed ecco
che la guerra si svelava per quello che era: una scusa per rendere possibile il saccheggio e
assolvere patriotticamente l´assassinio. La banalità assoluta del male.
Ecco perché non l´avevamo sentita arrivare, la guerra. Non c´entravano niente la nazione, la
religione, il sacro suolo. Lo scontro etnico e tribale era una fandonia per i giornali stranieri. La
verità era che un´accolita di politici-ladri, di fronte alla bancarotta della Jugoslavia, aveva intuito
di poter trovare nella guerra un´occasione unica: evitare la resa dei conti e persino di rubare di
più, raschiare il barile fino in fondo. La pluralità culturale della Bosnia era perfetta allo scopo. Un
ottimo materiale incendiario. Ero davanti a un´evidenza sconvolgente, un teorema del
comportamento umano. Quanto accadeva nei Balcani non era una cosa balcanica, ma
europea. Era la dimostrazione che qualsiasi potere cerca di trasformare in scontro etnico quello
che altrimenti sarebbe un confronto politico-sociale che lo spazzerebbe via. Conclusione:
avevano vinto i ladri. E difatti la guerra è finita solo quando non c´è stato più da rubare.
Per l´ultimo Bajram, il natale musulmano, sono tornato a Sarajevo - la mia città dell´anima - e
ho provato a chiedere alla gente chi è oggi il "nemico". Nessuno ha evocato gli assedianti di ieri,
i serbi. Uno ha detto: «Il nemico è la mafia al governo, i figli dei borsaneristi». Un altro: «La
burocrazia parassitaria, passata allegramente dal comunismo al nazionalismo e poi al
qualunquismo affarista». Il terzo ha risposto «Una banda di sanguisughe che taglieggia anche
gli aiuti umanitari, fottendosene delle vedove di guerra e dei reduci». Su una cosa erano tutti
d´accordo: il paese è allo stremo come se la guerra fosse finita ieri, e non nel 1995. E hanno
concluso: «Voi non avete capito niente vent´anni fa e non capite niente oggi. Questa
celebrazione non ha senso, serve al vostro pietismo, e a perpetuare l´idea di una Bosnia che
non esiste più». Tutto come prima eccetto il sangue. Già, non può finire una guerra che non è
mai stata guerra, ma imbroglio.
cla
8-)
Firenze, 15 Marzo – Sempre più spesso ci troviamo davanti a proposte senza logica e che vorrebbero portare l'Italia verso una serie di contro-riforme illiberali, trascinando il Paese in un baratro oscurantista, ignorando la volontà dei cittadini. Il nuovo regolamento di polizia mortuaria approvato ieri dalla giunta del Comune di Firenze che introduce il diritto alla sepoltura dei feti , compresi i "prodotti abortivi e i prodotti del concepimento" , simboleggia un modo subdolo del Sindaco Renzi per ostacolare e manipolare le libertà individuali delle madri che intendono avvalersi della legge 194: una presa di posizione crudele e medievale atta ad ingraziarsi le gerarchie ecclesiastiche e l'elettorato clericale. Consideriamo l'interruzione volontaria di gravidanza –conclude la nota- una decisione sempre difficile di cui la donna risulta unica titolare; una scelta che deve avvenire senza condizionamenti né tantomeno essere considerata un crimine.
Irlanda in Festa...
Giulia Lorimer & Whisky Trail in concerto
FIRENZE OBIhall, mercoledì 14 marzo, ore 22
Il gruppo Whisky Trail si presenta anche quest'anno a Irlanda in festa, all'OBIhall di Firenze. L'occasione è importante. Il 2012 è un anno particolare: Giulia Lorimer compie 80 anni! Giulia, violinista, cantante, fra i fondatori di Whisky Trail è un personaggio unico: un avo irlandese, una nonna spagnola, una madre americana, un passaporto svizzero e un'infanzia in Bulgaria, scopre fra i suoi avi un galante generale scozzese; fuggita da Sofia con l'ultimo Orient-Express trova poi marito negli Stati Uniti. Tornata in Italia perfeziona una ragguardevole collezione di figli (11) e di preziosi dischi di musica irlandese e scozzese.
Per l'occasione il concerto a Irlanda in festa sarà preceduto dai concerti di due grandi vecchi amici del gruppo: Vincenzo Zitello, il più importante suonatore di arpa celtica in Italia, alle 20,30 e Andy Irvine, il mitico musicista irlandese, alle 21. Questi due straordinari musicisti saliranno di nuovo sul palco per fare alcuni pezzi insieme ai Whisky Trail. Fra i brani in programma c'è anche una ninna nanna irlandese che fa parte del bellissimo disco prodotto da Giulia Lorimer con Whisky Trail, pubblicato da Materiali Sonori proprio come omaggio alla Lorimer. E' un album molto particolare: si intitola "Nana's Lullabyes" e raccoglie una serie di ninne nanne internazionali che sono state cantate a generazioni di bambini della sua grande famiglia.
"...la nostra storia è stata ed è piena di incontri... in un continuo perdersi e ritrovarsi. Vedere il disco degli ottanta anni di Giulia Lorimer qui fra i titoli della Materiali Sonori ci riempie di contentezza, ma anche di un filo di commozione. Giulia non è mica una persona e basta... una brava e sensibile musicista, no: Giulia è un monumento. Abbiamo da sempre seguito il suo lavoro. E abbiamo sempre amato Whisky Trail. Nella formazione attuale ritroviamo, fra l'altro, musicisti con cui abbiamo lavorato in altre occasioni. Stefano Corsi poi è una persona che dà serenità... Ci conosciamo da una vita... Questo ensemble partecipò (insieme a Veronique Chalot, agli Zeit, a Paolo Lotti, al Canzoniere del Valdarno) alle prime riunioni da cui nacque la Materiali Sonori. Ci incontravamo proprio a Poggio all'Arrigo, nella bella casa di Giulia, già all'epoca un fertile e creativo porto a cui approdavano buone idee e suggestioni. Siamo proprio contenti di aver partecipato alla realizzazione di questo disco. Ci son voluti praticamente trentacinque anni... Ma ce l'abbiamo fatta... Buon compleanno Giulia!" [ Giampiero Bigazzi ]
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=> GIULIA LORIMER & WHISKY TRAIL, Nana's Lullabyes. Cd Materiali Sonori . 99098 - 8012957990985
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MATERIALI SONORI NEWS ON LINE n. 158 – MARZO 2012
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è lieta di invitarvi allo spettacolo
“Judith e l’Angelo”
Sabato 24 marzo 2012– h.21.15
Domenica 25 marzo 2012 – h 17.00
Cinema Teatro Everest
Piazza Cavour, 20 - San Casciano Val di Pesa (FI)
I Teatri del Sacro
Lo spettacolo sarà preceduto da un incontro-dimostrazione per il ciclo “La danza parla”
sulle tematiche che hanno portato alla realizzazione di “Judith e l’Angelo”.
23 marzo ore 17.00 - Ridotto del Teatro Niccolini – Via Roma 47, San Casciano Val di Pesa (FI).
Compagnia XE di Julie Ann Anzilotti
C/o Teatro Comunale Niccolini
Via Roma, 47
50026 San Casciano V. Pesa (Fi)
Tel /fax 0558290193 – 328/3044707
Unisciti a me in questa campagna qui:
http://www.avaaz.org/it/acta_time_to_win_eu/?sbc
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L'Associazione A.R.C.O. (Associazione Ricerca Cultura Orientamento) propone la mostra
"I Cento sguardi – Corleone negli occhi dei suoi ragazzi"
dall'8 marzo al 21 marzo 2012 presso i locali dell' Istituto "Russel-Newton" di Scandicci.
Saranno esposte le 100 fotografie di Corleone selezionate tra le migliaia scattate dagli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado di Corleone per il progetto "I cento sguardi" ideato da Margherita Abbozzo e Alessandra Capodacqua in collaborazione e con il sostegno di: Comune di Corleone/ Unicoop Tirreno/ Fondazione Sistema Toscana-Mediateca/ Fondazione Antonino Caponnetto/ Coordinamento Antimafia/ Cooperativa Lavoro e non solo/ Laboratorio della Legalità.
"Bisognerebbe ricordare alla gente che cos'è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. E'importante la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto. Se si insegnasse la bellezza alla gente,la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore."
Peppino Impastato
La mostra a Scandicci nasce dalla collaborazione con il Comune di Scandicci nell'ambito del più ampio progetto cittadino "Libera, la tua terra" che, attraverso iniziative di educazione alla legalità, vuole coinvolgere la scuola, i cittadini, l'associazionismo e le imprese.
In collaborazione con: Assessorato alla Pubblica Istruzione; Assessorato alle Pari opportunità; Ente cultura.
16 ragazzi corleonesi, autori delle foto esposte, tutti studenti liceali dell' II.SS Don Giovanni Colletto di Corleone, arrivano a Scandicci per inaugurare la mostra e sono ospitati dagli studenti e dai docenti dell' II.SS. "Russel-Newton" di Scandicci.
La mostra s'inaugura alle ore 11.30 dell' 8 marzo 2012 alla presenza delle autorità cittadine e resterà aperta fino al 21 marzo: arco di tempo che va dalla festa della donna alla festa nazionale di Libera.
Per informazioni e visite guidate (anche per piccoli gruppi), telefonare al n. 3382375373.
ITALIA WAVE TORNA AD AREZZO
L'EDIZIONE 2012 DAL 12 AL 15 LUGLIO
Torna a casa il festival rock italiano più conosciuto all'estero!
Si svolgerà ad Arezzo dal 12 al 15 luglio l'edizione 2012 di Italia Wave Love Festival. L'Amministrazione aretina ha ufficializzato la proposta avanzata dalla Fondazione Arezzo Wave Italia, che dopo cinque edizioni sui palchi toscani e pugliesi ritrova la città in cui è nata e cresciuta, fino ad imporsi tra i massimi eventi europei di musica e culture giovanili.
"Torniamo a casa – commenta Mauro Valenti, ideatore del festival e presidente della Fondazione – ed è un ritorno voluto da tutta la città. Per questo riprenderemo il nostro nome originale, Arezzo Wave.
Il cartellone? Sarà fantastico e a prezzi contenuti, ma è ancora presto fare dei nomi. Di sicuro sarà un festival non solo di musica ma anche di arti varie, come nel nostro dna.
Il main stage sarà allo Stadio Comunale e tutta la città sarà coinvolta, attraverso una decina di spazi che ospiteranno concerti, incontri, eventi letterari, spettacoli teatrali…".
Italia Wave torna a casa, Arezzo Again!
Sangue dei Balcani e miele di Hollywood
Lascia un commento Pubblicato da Filip S. su 27 febbraio 2012
di Jasmina Tešanović
traduzione dall'inglese di Filip Stefanović
Il mio nome è "Jasmina", e non per caso.
Mio padre era un serbo della Bosnia Erzegovina, che mi diede questo nome
musulmano perché fu partigiano. Sono nata a Belgrado, la capitale
dell'ex Jugoslavia. Il padre di mia madre non riusciva mai a ricordare
il mio nome esotico: a quell'epoca, nella sua regione, solo gli alberi
in fiore si chiamavano "gelsomini".
Non ho mai visto un film con Angelina Jolie. Forse una volta, mezza
addormentata, in aereo. Sono andata a vedere il suo film sulle guerre in
Jugoslavia, "Nella terra del sangue e del miele", perché dopo molti mesi
in cui l'ho ignorato, ho dovuto affrontare tutta la polvere che il film
ha sollevato tra i miei amici ed avversari nel mio ex paese. Ho già
visto lo straziene film "Grbavica" (in italiano "Il segreto di Esma",
ndt) della giovane regista bosniaca Jasmila Žbanić, che ha vinto il
premio di Berlino nel 2006. E ho seguito il processo al gruppo
paramilitare serbo degli "Scorpioni". Ho intervistato le vittime di
stupro ("Suitcase", University of California Press). Quando basta, basta.
Ho sofferto come un animale, come una bambina piccola. Avevo le lacrime
agli occhi, male allo stomaco ed ero sola nel grande cinema di Austin.
Gli altri tre spettatori se ne sono andati annoiati e stupiti: lasciando
un film girato tutto in un'oscura lingua straniera, con sottotitoli in
inglese, senza effetti speciali, e con una colonna sonora mal registrata.
In realtà il film sembra una riproduzione steampunk delle tipiche
coproduzioni belliche girate nell'ex Jugoslavia. Film con Richard Burton
nel ruolo di Tito, o altre produzioni di più bassa lega con attori
locali un po' ingenui e regia basilare.
È un film onesto, commovente e totalmente reale: prima di questo, ogni
volta che qualche straniero cercava di dirmi qualcosa sulle "mie
guerre", mi mandava in bestia, non importa con quale atteggiamento mi
approcciasse: politicamente corretto, umanamente sbagliato, o razionale,
o aggressivo.
Una volta intervistai una donna stuprata, immediatamente dopo che era
stata violentata dal postino del suo stesso villaggio, un amico di suo
figlio, dell'età di suo figlio. Disse soltanto, "Mi ha toccato ma lo
perdono, questa è una guerra, non sapeva ciò che faceva, mio figlio è là
da qualche parte sulle montagne, Dio sa cosa stia facendo lì pure lui".
È così che le donne spesso parlano e perdonano in Bosnia, cristiane o
musulmane. Ma l'uscita allo scoperto di queste donne coraggiose, per la
prima volta nella storia, ha permesso di criminalizzare lo stupro di
guerra come un crimine contro l'umanità.
La storia d'amore molto discussa tra lo stupratore e la vittima ricorda
il film culto di Liliana Cavani "Il portiere di notte", con Dirk Bogarde
nel ruolo del comandante nazista innamorato della sua prigioniera ebrea
Charlotte Rampling. La relazione ardente prosegue anche in tempo di pace
contro ogni avversità: anche "Il portiere di notte" è stato fortemente
discusso da tutte le parti quando è uscito molti anni fa. Mentre durante
le mie guerre, molti matrimoni misti di ogni giorno divennero tutto d'un
tratto storie di secondini e prigionieri.
I commenti dei personaggi pubblici regionali dell'ex Jugoslavia sono
deliranti: Vedrana Rudan, romanziera best-seller croata dice nel suo
blog: "Questo film di Angelina Jolie sullo stupro è certamente
scioccante, veramente scioccante. Certo, chi può girare un miglior film
sullo stupro dello stupratore stesso?". Intende dire gli americani,
Hollywood, la NATO…
Un sopravvissuto di guerra dice di Jolie che è una donna coraggiosa e
intelligente, che ha osato affrontare un argomento tanto terribile, e
come sopravvissuto ai campi testimonia: ogni cosa nel suo film è vera.
Rade Šerbedžija è forse il più talentuoso attore vivente dell'ex
Jugoslavia. Ora lavora a Hollywood. Rade, che è serbo, ha interpretato
il famoso generale serbo e criminale di guerra, Ratko Mladić, arrestato
quest'estate dopo anni di macchia. Egli ci offre una interpretazione
fantastica di un criminale di guerra; il miglior cameo di tutto il film,
la banalità macbethiana di un cattivo criminale new age punk, senza
morale, limitato dalla vuota, ubriaca retorica di genocidi e pulizie
etniche.
Nella parte serba della Bosnia, dove è stato perpetrato il genocidio
sulla popolazione musulmana, la pellicola non è benvenuta. Probabilmente
non verrà mai proiettata laggiù, e i politici locali non risparmiano la
star di Hollywood dello stesso abuso di retorica che i loro predecessori
usavano contro i musulmani.
Nella Serbia vera e propria, i tabloid di destra hanno accusato la Jolie
di essere di parte e di aver fatto radicali dichiarazioni antiserbe.
L'attrice ha negato, ma ha deciso di non andare a Belgrado per
promuovere il suo film. Si possono comprendere le sue ragioni. Ha già
presentato la sua pellicola a Sarajevo e Zagabria e ricevuto ovazioni.
Non penso sia un dovere morale di Angelina Jolie girare dei film sulle
Guerre dei Balcani. Non era nemmeno dovere di Susan Sontag o Levi
difendere Sarajevo negli anni '90, sotto assedio serbo. Ma coloro che sì
ebbero un dovere morale, l'ONU e la NATO, non fecero molto al riguardo,
mentre i serbi in Serbia vivevano nel diniego. Qualcuno deve pulire le
macerie. E mi spiace molto non sia un film di Belgrado bensì di
Hollywood. Ancora una volta la Serbia ha perso un'occasione storica per
reclamare il suo senso morale. E davvero, chi avrebbe potuto girare un
film migliore sugli stupri degli stupratori stessi!
Le mie amiche femministe degli Stati Uniti vogliono usare il film della
Jolie per supportare le campagne contro l'abuso delle donne negli stupri
di guerra. Ma le mie amiche femministe delle attuali zone di guerra non
sono propense a vedere le loro tragiche vite usate come materiale per i
prodotti di Hollywood.
Troppo recente, troppo fresco, troppo doloroso, direbbero i critici; ma
solo facendo i nomi dei colpevoli gli innocenti saranno liberi. Come ha
dichiarato la Jolie alla stampa, ha vissuto circondata dalla stampa per
molti anni, e ora ha finalmente una storia da raccontare loro. Ebbene,
certa gente ha molte storie oscure da raccontare, mentre difficilmente
ci sarebbe qualcuno disposto ad ascoltarle. Non sono eroiche e non hanno
un lieto fine.
Questo film di Angelina Jolie non porterà pace alla regione. Ad ogni
modo, la triste storia che racconta è senz'altro la storia della
cosiddetta pace regionale odierna.
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saluti cari
claudio
Maurizio 3391501028 / 3426378738
Compagnia Xe di Julie Ann Anzilotti
“La pazza gioia”
Un incontro tra teatrodanza e abilità differenti
Prima nazionale
Domenica 26 febbraio 2012 ore 18.00
Teatro Comunale Niccolini
San Casciano Val di Pesa (FI)
Con il sostegno di: Comune di San Casciano Val di Pesa,
Compagnia XE di Julie Ann Anzilotti
C/o Teatro Comunale Niccolini
Via Roma, 47
50026 San Casciano V. Pesa (Fi)
Tel /fax 0558290193 – 328/3044707