giovedì 13 settembre 2018

Provate a passare un'ora e mezza a Racalmuto con Adriano Sofri e Massimo Bordin

sabato 28 luglio 2018

Srebrenica: se ne è andata Hatidža Mehmedović...

sabato 2 giugno 2018

Inceneritori e economia circolare, binomio inevitabile!


Firenze, 1 giugno 2018.

Sul bollente argomento rifiuti e riciclo, si è svolto presso la sede CISL cittadina un incontro sull'economia circolare che non è proprio una novità e che soprattutto ancora non ha "preso piede" in Italia. Perché questo avvenga vanno modificate le filiere produttive di una considerevole parte delle produzioni, specie di imballaggi e vanno cambiate le abitudini della grande distribuzione e dei cittadini. Il che è chiaramente un obiettivo a lunghissimo termine, mentre i rifiuti si accumulano a montagne proprio dove non si vuole chiudere il processo circolare con l'incenerimento con recupero di energia. Raramente si trova un politico che parli di chiusura del ciclo dei rifiuti. Tutti i ragionamenti si fermano prima, cercando di ignorare che non tutto è riciclabile e che nessuno al mondo è per ora riuscito a evitare il residuo finale del ciclo che ha solo 2 strade per finire: discarica (il male assoluto secondo la deputata europea Simona Bonafè) oppure l'incenerimento con recupero di energia. Abbiamo invece trovato il segretario CISL di Firenze e Prato che non teme di dirsi favorevole.

Ecco le interviste che abbiamo realizzato all'incontro.








domenica 13 maggio 2018

Forse avete tempo di studiare la Storia?

Avete voglia di studiare la Storia? http://www.iisf.it/discorsi/einaudi/mito_s_s.htm ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI LUIGI EINAUDI Il mito dello Stato sovrano* In una lettera indirizzata a Luigi Albertini, direttore del «Corriere della Sera» e pubblicata (a firma Junius e ristampata dai Laterza di Bari nelle Lettere politiche di Junius) nel numero del 5 gennaio 1918, criticavo i disegni di una costituenda «Società delle Nazioni», quando altri, che poi fu gran parte nel distruggerla, presiedeva ad una adunata di popolo indetta allo scopo di propugnare la costituzione di una associazione italiana per il promuovimento della idea societaria. Sostenevo nella lettera la tesi che l’idea medesima della società delle nazioni era sbagliata in principio e perciò caduca e promuovitrice di guerra. Facile era la profezia; ché il presidente Wilson, apostolo nobilissimo dell’idea della società delle nazioni, non aveva bisogno di appellarsi ad esempi storici memorandi di insuccesso, come quelli della lega anfizionica, del Sacro Romano Impero, di nazione germanica o della Santa Alleanza. Gli bastava guardarsi indietro, indagando le ragioni per le quali i tredici Stati originari del suo grande paese avevano dovuto mutare alla radice il loro ordinamento. Scrivevo in quella ormai vecchia lettera: “Leggesi in tutte le storie come gli Stati Uniti siano vissuti sotto due costituzioni: la prima disposta dal congresso del 1776 ed approvata dagli Stati nel febbraio 1781, la seconda approvata dalla convenzione nazionale il 17 settembre 1787 ed entrata in vigore nel 1788. Sotto la prima, l’unione nuovissima minacciò ben presto di dissolversi; sotto la seconda gli Stati Uniti divennero giganti. Ma la prima parlava appunto di "confederazione ed unione" dei 13 Stati, come oggi si parla di "Società delle Nazioni" e dichiarava che ogni Stato "conservava la sua sovranità, la sua libertà ed indipendenza ed ogni potere, giurisdizione e diritto non espressamente delegati al governo federale". La seconda, invece, non parlava più di "unione fra Stati sovrani", non era più un accordo fra governi indipendenti; ma derivava da un atto di volontà dell’intero popolo, il quale creava un nuovo Stato diverso e superiore agli antichi Stati. "Noi - cosi dice lapidariamente il preambolo della vigente costituzione federale - noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di fondare una unione più perfetta, stabilire la giustizia, assicurare la tranquillità interna, provvedere per la comune difesa, promuovere il benessere generale e garantire le benedizioni della libertà per noi e per i posteri nostri, decretiamo e fondiamo la presente costituzione per gli Stati Uniti d’America". Ecco sostituito al "contratto", all’accordo" fra Stati sovrani per regolare "alcune" materie di interesse comune, un atto di sovranità del popolo americano tutto intero", il quale crea un nuovo Stato e gli dà una costituzione e lo sovrappone, in una sfera più ampia, agli Stati antichi serbati in vita in una sfera più ristretta. Ve n’era urgente bisogno. Quei sette anni di vita, dal 1781 al 1787, della "società" delle 13 nazioni americane erano stati anni di discordie, di anarchia, di egoismo tali da far desiderare a non pochi l’avvento di una monarchia forte, che fu invero offerta a Washington e da questi respinta con parole dolorose, le quali tradivano il timore che l’opera faticosa sua di tanti anni non dovesse andare perduta. La radice del male stava appunto nella sovranità e nell’indipendenza dei 13 Stati. La confederazione, appunto perché era.una semplice "società di nazioni", non aveva una propria indipendente sovranità, non poteva prelevar direttamente imposte sui cittadini. Dipendeva quindi, per il soldo dell’esercito e per il pagamento dei debiti contratti durante la guerra dell’indipendenza, dal beneplacito di 13 Stati sovrani. Il congresso nazionale votava spese, impegnava la parola della confederazione e per avere i mezzi necessari indirizzava richieste di danaro ai singoli Stati. Ma questi o negligevano di rispondere o non volevano, nessuno tra essi, essere i primi a versare le contribuzioni nella cassa comune. "Dopo brevi sforzi" - cosi scrive il giudice Marshall nella sua classica Vita di Washington, riassumendo le disperate e ripetute invocazioni e lagnanze che a centinaia sono sparse nelle lettere del grande generale e uomo di Stato - "dopo brevi sforzi compiuti per rendere il sistema federale atto a raggiungere i grandi scopi per cui era Stato istituito, ogni tentativo apparve disperato e gli affari americani si avviarono rapidamente ad una crisi, da cui dipendeva l’esistenza degli Stati Uniti come nazione... Un governo autorizzato a dichiarare guerra, ma dipendente da stati sovrani quanto ai mezzi di condurla, capace di contrarre debiti e di impegnare la fede pubblica al loro pagamento, ma dipendente da 13 separate legislature sovrane per la preservazione di questa fede, poteva soltanto salvarsi dall’ignominia e dal disprezzo, qualora tutti questi governi sovrani fossero stati amministrati da persone assolutamente libere e superiori alle umani passioni". Era un pretendere l’impossibile. Gli uomini forniti di potere non amano delegare questo potere ad altri; ed è perciò quasi impossibile, conclude il biografo, "compiere qualsiasi cosa, sebbene importantissima, la quale dipenda dal consenso di molti distinti governi sovrani". Ed un altro grande scrittore e uomo di Stato, uno degli autori della costituzione del 1787, Alessandro Hamilton, cosi riassumeva in una frase scultorea la ragione dell’insuccesso della prima società delle nazioni americane: “Il potere, senza il diritto di stabilire imposte, nelle società politiche, è un puro nome"». Questi ammonimenti solenni non possono essere dimenticati. Oggi, vi è in Italia un gruppo di giovani, temprati alla dura scuola della galera e del confino nelle isole, il quale è deliberato a mettere il problema della federazione in testa a tutti quelli i quali debbono essere discussi nel nostro paese. Non senza viva commozione ricevetti, durante i lunghi trascorsi anni oscuri, una lettera scrittami dal carcere da Ernesto Rossi, nella quale mi si ricordava l’antica lettera e mi si diceva il suo deliberato proposito di voler operare per tradurre in realtà l’idea federalistica. L’opera sinora si è forzatamente limitata, dentro e fuor del confino, in Italia ed all’estero, a convegni, ad opuscoli, fogli tiposcritti e giornaletti a stampa. Sia consentito all’antico oppugnatore dell’idea societaria, di aggiungere, agli opuscoli già divulgati in materia, una professione di fede. Noi federalisti non difendiamo una tesi la quale sia a vantaggio di alcun paese egemonico, né dell’Inghilterra, né degli Stati Uniti, né della Russia. Vogliamo porre il problema nei suoi nudi termini essenziali, affinché l’opinione pubblica conosca esattamente quali condizioni debbano essere necessariamente osservate affinché l’idea federale possa contribuire, invece di porre ostacoli, al mantenimento della pace. Se si vuole fra venticinque anni una nuova guerra la quale segni la fine d’Europa si scelga la via della società delle nazioni, se si vuole tentare seriamente di allontanare da noi lo spettro della distruzione totale si vada verso l’idea federale. La via sarà tribolata e irta di spine; né la mèta potrà essere raggiunta d’un tratto. Quel che importa è che la mèta finale sia veduta chiaramente e si intenda strenuamente raggiungerla. Perché l’idea della società delle nazioni è infeconda e distruttiva? Perché essa è fondata sul principio dello Stato “sovrano”. Questo è oggi nemico numero uno della civiltà, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste. Il concetto dello Stato sovrano, dello Stato che, entro i suoi limiti territoriali, può fare leggi, senza badare a quel che accade fuor di quei limiti, è oggi anacronistico ed è falso. Quel concetto è un idolo della mente giuridica formale e non corrisponde ad alcuna realtà. In un mondo percorso da ferrovie, da rapide navi, da aeroplani, nel quale le distanze sono state annullate da telegrafi e telefoni con o senza fili, gli Stati, che un giorno parevano grandi, come l’Italia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, a tacer di quelli minori, sono diventati piccoli come nel quattrocento eransi rimpiccioliti i liberi comuni medioevali, e Firenze e Bologna e Milano e Genova e Venezia avevano dovuto dar luogo a più ampie signorie e queste poi, nel '500 e nel '600, dovettero cedere il passo dinnanzi ai grandi Stati moderni. Pensare che uno Stato, sol perché si dice sovrano, possa dare a se stesso leggi a suo libito, è pensare l’assurdo. Mille e mille vincoli legano gli uomini di uno Stato agli uomini di un altro Stato. La pretesa alla sovranità assoluta non può attuarsi entro i limiti dello Stato sedicente sovrano. Gli uomini, nella vita moderna signoreggiata dalla divisione del lavoro, dalle grandi officine meccanizzate, dalle rapide comunicazioni internazionali, dalla tendenza ad un elevato tenore di vita, non possono vivere, se la loro vita è ridotta ai limiti dello Stato. Autarchia vuol dire miseria; e necessariamente spinge gli uomini alla conquista. Gli uomini viventi entro uno Stato sovrano debbono, sono dalla necessità del vivere costretti ad assicurarsi fuor di quello Stato i mezzi di esistenza, le materie prime per le proprie industrie e gli sbocchi per i prodotti del loro lavoro. Qualunque sia il regime sociale che gli Stati si sono dato, essi sono costretti alla conquista dello spazio vitale. L’idea dello spazio vitale non è un frutto di torbide immaginazioni germaniche od hitleriane; è una logica fatale conseguenza del principio dello Stato sovrano. Quella idea non ha limiti. Necessariamente porta al tentativo di conquista del mondo. Andrebbe al di là, se fosse fisicamente possibile. Non esiste uno spazio vitale autosufficiente. Quanto più uno Stato si ingrandisce, tanto più le sue industrie ingigantiscono e diventano voraci assorbitrici di materie prime e bisognose di mercati sempre più ampi. Quando pare di essere giunti alla fi­ne, sempre fa difetto una materia essenziale, senza di cui il meccanismo economico, divenuto colossale, si incanta. La necessità del dominio mondiale è carne viva e sangue rosso poiché tutti gli Stati sovrani vantano il medesimo e giusto diritto allo spazio vitale, al dominio mondiale, perché senza di esso non possono vivere o vivrebbero solo se si rassegnassero ad una vita miserabile economicamente ed oscura spiritualmente, indegna della società umana, il mito dello Stato sovrano significa, è sinonimo di “guerra”. La guerra del 1914-18, quella presente e l’orrenda maggiore carneficina che si prepara per l’avvenire furono sono e saranno il risultato necessario del falso idolo dello Stato sovrano. Uomini più ossessionati degli altri hanno assunto la responsabilità di scatenare gli eccidi. Ma la causa profonda era la falsa idea della quale essi si fecero apostoli. Fa d’uopo che tutti ci facciamo apostoli dell’idea contraria. Quella della società delle nazioni non solo è monca, ma va contro il fine che si vuol raggiungere. Poiché essa è ancora una lega fra Stati “sovrani”, essa rinnega il principio dal quale muove. Ponendoli gli uni accanto agli altri, acuisce gli attriti fra Stati, li moltiplica, proclama al mondo la volontà degli uni a non volere adattarsi all’uguale volontà degli altri, epperciò cresce le occasioni di guerra. Altra via d’uscita non v’è, fuor di quella di mettere accanto agli Stati attuali un altro Stato. Il quale abbia compiti sui propri ed abbia un popolo “suo”. Invece di una società di Stati sovrani, dobbiamo mirare all’ideale di una vera federazione di popoli, costituita come gli Stati Uniti d’America o la Confederazione Elvetica. Gli organi supremi, parlamento e governo, della confederazione non possono essere scelti dai singoli Stati sovrani, ma debbono essere eletti dai cittadini della confederazione. Esercito unico e confine doganale unico sono le caratteristiche fondamentali del sistema. Gli Stati restano sovrani per tutte le materie che non siano delegate espressamente alla federazione; ma questa sola dispone delle forze armate, ed entro i suoi confini vi è una cittadinanza unica ed il commercio è pienamente libero. Fermiamoci a questi punti che sono gli essenziali e da cui si deducono altre numerose norme. Entro i limiti della federazione la guerra diventa un assurdo, come sono divenute da secoli un assurdo le guerre private, le faide di comune e sono represse dalla polizia ordinaria le vendette, gli omicidi ed i latrocini privati. La guerra non scomparirà, ma sarà spinta lontano, ai limiti della federazione. Divenute gigantesche le forze in contrasto, anche le guerre diventeranno più rare; finché esse non scompaino del tutto, nel giorno in cui sia per sempre fugato dal cuore e dalla mente degli uomini l’idolo immondo dello Stato sovrano. * Il risorgimento liberale, 3 gennaio 1945.

mercoledì 11 aprile 2018

27 anni non passati invano...

Un brano dell'intervento di Loris Rispoli dopo 27 anni dal disastro peggiore della marineria italiana ancora senza un colpevole...




























mercoledì 21 marzo 2018

DC9 Ustica 27 giugno 1980 - La strage, il "mistero" e la beffa... La "storia" per Mario Ciancarella non finisce mai.





Mario Ciancarella, leader del Movimento Democratico dei militari e radiato nel 1983  con un documento poi rivelatosi falso oltre trent'anni dopo. Insieme a Sandro Marcucci, Ciancarella aveva fondato il Movimento Democratico dei militari ed "era divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare, e che, oggi, è l'ultimo testimone vivente, anche se indiretto, di ciò che successe nei cieli di Ustica". (Barbara Dettori - http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/04/22/news/ustica_appello_di_barbara_dettori_per_l_ex_capitano_ciancarella-163622453/).

Qualche giorno fa, il TAR di Firenze ha emesso una propria posizione in relazione alla domanda di reintegro nella Aeronautica Militare per Ciancarella. Si trattava di definire finalmente che la sua espulsione sia stata illegittima e per giunta avvallata da una firma del Presidente della Repubblica Sandro Pertini FALSA.

La posizione presa dal TAR è per certi versi sbalorditiva.

Ecco quanto scrive Mario Ciancarella per questo ulteriore e incredibile capitolo della sua vicenda.


LA ABISSALE DISTANZA TRA SEMPLICE LEGALITA' E LEGALITA' DEMOCRATICA

di Mario Ciancarella


Il 14 Febbraio scorso il Collegio del TAR Toscana nella udienza relativa alla impugnazione della falsificazione della firma del Presidente della Repubblica sul decreto della mia radiazione aveva ritenuto chiuso il dibattimento e si era ritirato per la decisione.

Un mese dopo invece la vicenda e' stata riaperta, con una ulteriore udienza fissata per il giorno 16 Maggio prossimo, per la quale si chiede a me di dimostrare quanto abbia fin qui fatto per oppormi alle conseguenze di quel decreto di radiazione in quanto “Il collegio ha rilevato che sussistono seri dubbi in ordine alla tardività del ricorso con riferimento sia, al termine di cui all’art. 31 cpa in materia di proponimento dell’azione di nullità sia, ancora, per quanto concerne il comportamento complessivo tenuto dal ricorrente a partire da quanto (cosi' nel testo “quanto” piuttosto che “quando”) quest’ultimo ha avuto notizia dell’esistenza del provvedimento di rimozione oggetto del presente ricorso, comportamento che appare comunque incompatibile con la volontà di opporsi al procedimento disciplinare di cui il ricorrente è risultato destinatario”.

Ora, a parte la stranezza della riapertura della discussione nel merito, non si capisce bene se il termine di 30 giorni assegnato alle parti perché trasmettano le proprie memorie in merito sia funzionale piuttosto alla Avvocatura - la quale fin qui ha prodotto davvero ben poco a fronte della posizione sostenuta che la firma del Presidente della Repubblica sarebbe un pro-forma, ne' ha presentato significative documentazioni sul procedimento disciplinare in quanto tale come era stata invece richiesta - che non alle esigenze del ricorrente. Infatti io non ho mai ricevuto una ed una sola notifica formale del provvedimento ed ho potuto dunque cercare di impugnarlo solo nei tempi in cui mi e' stato prodotto il decreto falso e in quelli necessari a garantirmi la necessaria assistenza legale. In questo Paese infatti non e' consentito all'interessato di sollevare in proprio di fronte alla Giustizia alcuna istanza.

Mi sembra un assurdo bizantinismo, in ossequio del potere. La volontà di buttare la palla fuori campo sperando che qualcuno o qualcosa possa forarla prima che rientri in campo. Non una parola sulla falsificazione della firma del Presidente della Repubblica, garante della Costituzione e Capo delle Forze Armate. Solo l'interrogativo se io non abbia fatto troppo poco per dimostrare la mia insofferenza agli effetti del provvedimento di radiazione. Un provvedimento che la Legge vuole sia nullo in virtù' della falsificazione e che dunque non ha ragione di essere nei suoi effetti.

Forse secondo qualcuno avrei potuto recarmi armato di mitra sotto il Ministero a rivendicare il mio diritto leso da una firma spudoratamente falsa apposta da non si sa chi. Ma io a certe tentazioni non ho mai inteso cedere, anche se non nascondo di aver subito a volte, nel mio percorso, istinti di violenza.

Ma la vera differenza sta tra il concetto di mera legalità, cui oggi tanti si fanno piena la bocca ad ogni occasione, per dimostrare la propria predisposizione e volontà democratica, e il concetto di Legalità Democratica e Costituzionale per cui mi sono invece sempre battuto.

La prima si fonda su un concetto acritico del potere (nel nostro caso del Potere Militare), la seconda sulla centralita' della Persona Umana e dei suoi diritti fondamentali, cosi' come assunti nelle Costituzioni Nazionali e nelle Convenzioni Internazionali.

Nel primo caso ogni e qualsiasi potere ha una sua propria forma di legalita': la stessa Mafia ha una sua legalita' e fa pagare pesantemente ogni “sgarro” al colpevole.

Era una forma legalita' (scritta o meno che fosse ma comunque una legalita' disposta dal potere) quella medioevale dello ius primae noctis che consentiva al padrone e signore di giacere con una sposa prima del suo marito la notte stessa delle sue nozze. Era una forma di legalita' quella per cui i regimi fascista e nazista emanarono le leggi sulla razza che avrebbero portato dopo innumerevoli negazioni di diritti fondamentali quali la partecipazione alla scuola ed alla cultura, la liberta' di commercio e la stessa identita' di popolo e etnia al feroce annientamento di zingari, omosessuali, oppositori politici ed infine al genocidio di un intero popolo: il popolo ebraico.

Era una forma di legalita' quella per cui il delitto di femminicidio poteva essere passato ed assolto come “delitto d'onore” in auge fino agli anni 60, o per la quale lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona (fino agli anni 80).

Era una forma primordiale di legalita' anche la presunzione dei padri di poter disporre impunemente della sorte dei figli: “Io ti ho fatto ed io ti sfascio”.

La generica legalita' dunque risponde solo agli interessi immediati del potere e dei suoi epigoni, per quanto momentanei.

Altra cosa e' la Legalita' Democratica e Costituzionale, quella cioe' che riferisce primariamente alla Persona Umana ed ai suoi Diritti Fondamentali conquistati dai Popoli dopo secoli di sudditanza passiva ai potentati, diritti tra cui rientrano anche l'integrita' e la serenita' psichica biologica ed esistenziale.

Ora mi sembra che il Collegio del Tar stia attentando alla mia serenita' quasi piu' degli estensori della firma falsa del Presidente Pertini, scaricando su di me delle richieste dimostrative che andrebbero piuttosto esigite dagli estensori del falso.

Da questi ultimi in qualche misura ero infatti pronto a subire anche la violenza e la presunzione di insindacabilita'. Non mi sorprese dunque - anche se mi umilio' profondamente e solo dopo anni sono riuscito a metabolizzarla scrivendone nel mio “Impossibile pentirsi” - la violenza fisica che mi fu inflitta la prima notte di carcerazione a Forte Boccea, carcere militare, il 29 Settembre 1980.

Pero' era stato proprio il Presidente Pertini a offrirmi un insegnamento salvifico e funzionale a sopravvivere a simili violenze quando ci disse, concludendo la audizione in Quirinale, che certamente avremmo passato guai seri e persecuzioni pesantissime, ma ammonendoci di aver comunque e sempre come riferimento e a riporre fiducia nelle Istituzioni e nella Giustizia dello Stato democratico perche' concluse “in uno stato che fosse mutato da democratico in autoritario il posto dei veri patrioti non potrebbe che essere il banco degli imputati e la loro sorte l'esilio o il carcere”.

Pensavo dunque di aver gia' sperimentato la persistenza di una natura antidemocratica in un sistema militare di cui si diceva - e' stato il Procuratore Generale Militare e ricordarlo nella prolusione di apertura dell'anno giudiziario 2000, non io - che “fosse una beata insula incontaminata dal contagio costituzionale”.

Drammatico e quasi incredibile, se non fosse vero a 50 anni dalla Costituzione nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione dal Nazifascismo. E se non ne avessi avuto riscontro continuato nella mia dura battaglia per la democrazia nelle Forze armate. Una battaglia che arrivo' a far iscrivere fra i doveri di ogni militare anche quel dovere della disobbedienza di fronte ad ordini manifestamente illegali o che fossero diretti contro le istituzioni. Un articolo di Legge (art 4 L 382/78) che faceva impazzire tanti e troppi Generali, per l'impossibilita' - scrissero a Pertini in una lettera di doglianze sulla Legge - di poter ancora comandare.

Una statuizione legislativa invece di grande levatura democratica (che ebbe il coraggio di riprendere e fissare nella Legge il principio di Norimberga per cui ogni militare e' comunque responsabile della esecuzione degli ordini ricevuti indipendentemente dalla imperiosita' e minacciosita' del livello da cui quegli ordini fossero pervenuti) e non interpretabile diversamente dal suo contenuto letterale; ma alla quale si opposero quanti avevano da custodire indicibili segreti di corruzioni e di stragi mai compiutamente indagate come le tangenti per le grandi revisioni degli aeroplani C-130, come la tragedia del Monte Serra, come la strage di Ustica. Eliminando con ogni mezzo lecito o illecito che fosse, mortifero o di eliminazione sostanziale come nel mio caso, ogni antagonista o indomabile oppositore quale scelsi di divenire e di essere proprio di fronte ai cadaveri straziati dei cadetti della marina morti nella tragedia del Monte Serra.

Oggi la Giustizia Amministrativa sta mettendo a dura prova la mia capacita' di resistenza e di perseveranza. Mi chiedo se non siamo gia' di fronte ad una inversione dello Stato di Diritto Positivo e Democratico verso le forme proprie dell'autoritarismo piu' feroce e meno nobile, ammantato della maschera dell'ossequio alla legalita' formale, fredda ed omicida piu' di un colpo di pistola.

Mi faccio forza, in virtu' dei rapporti umani che ho potuto allacciare in questi anni ed ai legami familiari che sono riusciti a resistere ad anni di lotte e sofferenze, e che mi hanno consentito di portarmi fino alla realizzazione di un passo comunque incancellabile della mia storia e cioe' la affermazione - passata in giudicato - che la firma di Pertini su quel decreto fosse un volgare falso.

Questo nessuna distorsione o nessuna spregiudicata contorsione del TAR potra' ormai cancellarlo. C'e' solo da sapere se, dopo 35 anni di resistenza si possa ancora affermare che il Capitano Ciancarella non abbia fatto e dimostrato nulla che potesse sembrare un volersi opporre alle conseguenze di quel procedimento disciplinare vergognoso nel suo svolgimento e nelle sue conclusioni (cioe' con la falsificazione della firma del Presidente della Repubblica).

Nulla di nuovo sotto il sole purtroppo. Anche di fronte agli esiti di indagini parlamentari attente ed esigenti sull'impiego di armi all'uranio impoverito, ad esempio, si e' scelto di tornare a mentire sul loro utilizzo e sulla consapevolezza dei loro effetti, lasciando i propri valorosi uomini nelle maglie della legalita' dei potenti e abbandonandoli nelle angosciose angustie della malattie assunte in servizio e a causa del servizio.

Questo ci dice quanta ancora bisogna farne di strada prima che in ogni militare possa nascere una coscienza democratica, per reagire prima ancora che l'ignavia porti qualcuno a contrarre personali malattie. Per riuscire cioe' a dire NO ad ogni ordine illecito e illegale prima ed indipendentemente dal subire effetti indesiderati su se stessi. Perche' le popolazioni civili sottoposte ad attacchi con quel tipo di armi sono vittime non collaterali ma dirette della volonta' di potenza che si espresse in quei bombardamenti, sono vittime di “crimini contro l'umanita'”.

Non ambisco essere riconosciuto come vittima di crimini similari, ma quantomeno di essere rispettato per la mia storia che, tutta, parla per me e per il mio impegno accanto alle vittime di qualsiasi nefandezza sia stata compiuta in nome di una malintesa legalita' dettata dal potere.

Ci sono le mie ripetute lettere a Capi di Stato e di Governo, Ministri della Difesa Capi di Stato Maggiore a testimoniare che non mi sono mai arreso alla ineluttabilita' della radiazione disposta con un decreto falso ed ignobile come quella firma del Presidente Pertini.

Mario Ciancarella

mercoledì 14 febbraio 2018

Ndileka Mandela a Firenze inaugura il Mandela Memorial

L’Associazione Nelson Mandela Forum, in occasione del centenario della nascita di Nelson Mandela, darà l’avvio alle iniziative relative a questo significativo anniversario con l’inaugurazione del Mandela Memorial.
All’ingresso del Forum in Piazza Enrico Berlinguer, sotto la pensilina, installata una riproduzione in vetro della cella di detenzione nel carcere di Robben Island, nella quale il premio Nobel per la pace è stato rinchiuso per 18 anni
Il monumento rimarrà aperto a tutti ogni giorno della settimana ed in qualsiasi orario.










































Inaugurato il Mandela Memorial a Firenze

All’ingresso del Mandela Forum riproduzione 
della cella dove fu incarcerato il Premio Nobel per la pace

Il Mandela Memorial si potrà visitare 24 ore su 24

Nell’ambito delle iniziative Mandela Forum Firenze per 
il centenario della nascita di Nelson Mandela
Nelson Mandela Centenary 2018 - Be the Legacy

2,59 metri di lunghezza per 2,3 metri di larghezza. Due piccole finestre, un tappeto come letto, un comodino e un secchio per i bisogni corporali: la cella del carcere di Robben Island dove Nelson Mandela trascorse 18 dei 27 anni di prigionia.

Un luogo simbolo della lotta all’apartheid che il Nelson Mandela Forum di Firenze – struttura polivalente che dal 2004 ha scelto di rinunciare a qualsiasi sponsorizzazione per intitolarsi al Premio Nobel per la Pace – ha riprodotto in vetro, davanti all’ingresso principale, prima di una serie di iniziative nel centenario della nascita di Nelson Mandela.

Mandela Memorial, questo il titolo dell’opera, è stato svelato nel primo pomeriggio di mercoledì 14 febbraio alla presenza di Ndileka Mandela (nipote di Nelson Mandela) della Nelson Mandela Mandela Foundation, del ministro plenipotenziario dell’ambasciata del Sudafrica in Italia Sheldon Moulton, del sindaco di Firenze Dario Nardella, dell’assessore regionale allo Sport Stefania Saccardi, dell’assessore regionale alla Presidenza Vittorio Bugli, del presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, del cardinale Giuseppe Betori, del prorettore alla comunicazione dell’Università degli Studi di Firenze Laura Solito. Presenti anche la vice presidente della Fondazione CR Firenze Donatella Carmi Bartolozzi e il responsabile relazioni esterne di Unicoop Firenze Claudio Vanni, che sostengono le attività del Mandela Forum di Firenze.

Il Mandela Memorial è stato posto in un luogo accessibile alla cittadinanza 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. L’opera vuole essere un invito a riflettere sul contrasto fra lo spazio ristretto in cui fu confinato Nelson Mandela e la grandezza del messaggio di riconciliazione e ricostruzione lanciato dal leader anti-apartheid dopo la liberazione. 
 
Mandela Memorial è la replica della cella nella sezione B di Robben Island dove Mandela fu detenuto dal 13 giugno 1964 al 31 marzo 1982, quando fu trasferito nella prigione di Pollsmoor e in seguito nella prigione di Victor Verster da dove fu rilasciato l'11 febbraio 1990. 

Scarica foto e video del Mandela Memorial
https://goo.gl/Gyry8h

PROSSIME INIZIATIVE
Due grandi eventi dedicati a Nelson Mandela si svolgeranno al Mandela Forum di Firenze nel corso del 2018. Attraverso iniziative diverse, la figura di Nelson Mandela sarà ricordata inoltre nell’ambito della Poste Mobile Final Eight di Coppa Italia basket (15/18 febbraio), del convegno “I colloqui fiorentini” (22/24 febbraio), degli eventi sportivi Half Marathon Firenze Vivicittà e della Gran Fondo Firenze (15 aprile), della fiera Klimahouse Toscana (13/15 aprile), del Florence Ice Gala (12/13 maggio), dei Mondiali di Pallavolo maschile (12/18 settembre), della Firenze Marathon (25 novembre), del Meeting dei Diritti Umani (11 dicembre).

DICHIARAZIONI


Ndileka Mandela, nipote di Nelson Mandela, Nelson Mandela Mandela Foundation
“Una della cose che Nelson Mandela mi ha detto quando ero piccola è che la cella gli ha dato la possibilità di trovare l’energia che ognuno di noi ha dentro. Penso che sia responsabilità di tutti noi, soprattutto con chi ha responsabilità di governo, cercare questa energia per inseguire i propri sogni. In tutte le lettere che mi scriveva parlava di educazione, di studio. E’ grazie alla formazione che mio nonno è riuscito ad emanciparsi. Lui era avvocato, avrebbe potuto avere una vita comoda, ma scelse di servire il suo popolo. Vorrei che la cella rappresentasse questo spirito, soprattutto per i giovani. Un simbolo di come possiamo superare anche le difficoltà più grandi. 
Quando è stato liberato ci ha detto che non odiava i suoi carcerieri, odiarli avrebbe significato essere ancora prigioniero. Entrare oggi in questa copia della cella mi ha turbata: è lo spazio spazio in cui la guardia carceraria trovò mio nonno raggomitolato nella coperta, dopo che gli fu annunciato la morte di mio padre, quasi che volesse contenere il suo dolore all’interno di quella coperta”.

Sheldon Moulton, ministro plenipotenziario dell’ambasciata del Sudafrica in Italia
“Nel centenario della nascita di Nelson Mandela, celebrazioni commemorative si terranno in Sudafrica e in tutto il mondo. Le persone si rifanno in molti modi ai valori che hanno forgiato il carattere di Mandela. Alcuni di questi valori includono, tra gli altri, perdono, amore, integrità, pace, compassione, spirito di servizio, rispetto e umiltà. Nel guardare quella replica della cella ci viene ricordata l’importanza di ritrovare Madiba in noi stessi e negli altri. E’ questo a fare la differenza”.

Dario Nardella, sindaco di Firenze
“Questa potente immagine che accoglie i visitatori all’ingresso evoca in pochi attimi la storia di una vita e il messaggio che un grande uomo come Nelson Mandela ha portato nel mondo: una prigione che è simbolo di costrizione ma che ha le pareti trasparenti, a simboleggiare la strada verso la libertà, la propria e quella di un intero popolo, e un po’ anche quella dell’intera umanità.
A Nelson Mandela Firenze ha conferito la cittadinanza onoraria nel 1985 e il Fiorino d’oro nel 2012. Oggi la nostra città sceglie di ricordare questo protagonista del XX secolo con l’inizio di una serie di festeggiamenti in vista del centenario della nascita ma soprattutto con la volontà, praticata ogni giorno, di continuare la sua battaglia contro intolleranza e razzismo, mali che purtroppo affliggono ancora la nostra società”.

Umberto Tombari, presidente della Fondazione CR Firenze
“Abbiamo aderito volentieri alla richiesta del Mandela Forum di sostenere una ricorrenza così significativa che è anche una occasione di riflessione su una delle figure-icona del Novecento. Ed è stata una idea assai efficace riprodurre la cella del carcere in cui il campione dell’antirazzismo è stato rinchiuso per 18 anni. Una modalità di comunicazione intelligente che, siamo certi, colpirà soprattutto i più giovani, che non sono forse pienamente a conoscenza della storia di questa grande personalità. La formazione delle nuove generazioni è uno dei settori ai quali la nostra Istituzione guarda con più attenzione ed è per questo che sosteniamo con convinzione tutto il programma degli eventi che ricordano il centenario del Premio Nobel per la pace. L’adesione a questo progetto segna anche l’inizio di una collaborazione più strutturata di Fondazione CRF con l’Associazione Mandela Forum, che avremo modo di illustrare prossimamente e che testimonia la nostra volontà di essere presenti sul territorio in maniera più diffusa e impiegando nuove modalità di comunicazione’’.

Claudio Vanni, responsabile Relazioni Esterne Unicoop Firenze
“Abbiamo fin dall’inizio sostenuto la proposta di dedicare a Nelson Mandela, premio Nobel della pace, uno degli spazi più frequentati dai fiorentini. Ribadiamo il nostro supporto in questo momento, consapevoli che oggi più che mai è importante dare un segnale forte sull’importanza dei diritti umani. Come cooperativa di consumatori, sposiamo in pieno la filosofia alla base di queste iniziative di sensibilizzazione: promuovere spazi di condivisione dei nostri valori fondanti”.

NELSON MANDELA 100 - Il Nelson Mandela Forum partecipa alla campagna Nelson Mandela 100 promossa dalla Nelson Mandela Foundation nel centenario della nascita di Nelson Mandela. L'obiettivo è promuovere l'eredità morale di Nelson Mandela con azioni che favoriscano la crescita della consapevolezza circa la figura e il ruolo assunto da Nelson Mandela nel mondo e in Italia, e la conoscenza di valori perseguiti dalla Fondazione quali Democrazia, Pace e Diritti Umani. Lo slogan scelto per la campagna Nelson Mandela 100  è “Be the legacy” (sii tu l’eredità morale): un invito a seguire l’esempio di Nelson Mandela.

MANDELA FORUM – L’Associazione Nelson Mandela Forum è nata nel 2003 con lo scopo di gestire l’allora Palasport di Firenze rendendo “un servizio alla cittadinanza ed a tutto il territorio mediante una gestione della struttura che, perseguendo il criterio di economicità ed avendo riguardo al corretto equilibrio fra spesa ed entrata, mantenga e sviluppi l’utilizzo commerciale della struttura assicurando tuttavia la rappresentanza e la soddisfazione di tutte le necessità provenienti dagli utenti del Palazzo dello Sport, siano esse associazioni o società sportive, enti di volontariato, organizzazioni di eventi culturali, di spettacolo e di intrattenimento, come pure i singoli spettatori e frequentatori”.
L’associazione nasce grazie all’impegno di tre soci privati (Rosetta Buchetti, Claudio Bertini e Massimo Gramigni) operanti nel campo dell’organizzazione di eventi, che avevano individuato le grandi potenzialità della struttura ad ospitare non solo spettacoli, ma anche momenti di socializzazione ed aggregazione per tutto il territorio fiorentino e toscano in genere tanto da far diventare il forum uno dei più importanti punti di riferimento per l’intera comunità toscana.
Nei mesi successivi alla sua costituzione aderiscono all’Associazione sia il Comune di Firenze che la Città Metropolitana di Firenze (già Provincia di Firenze). I rapporti con il Comune di Firenze, proprietario del bene, sono regolati da un contratto di servizio.
Nel 2004 viene deciso di intitolare la struttura a Nelson Mandela redigendo un accordo, tuttora vigente, con la Nelson Mandela Foundation di Johannesburg.
La scelta di questo nome ha caratterizzato fortemente la vita e l’attività dell’impianto, sottolineando la volontà della dirigenza a promuovere iniziative di solidarietà verso specifici progetti sociali, culturali e di favorire tante occasioni di formazione per i giovani (vedi eventi con l’Università, con la Regione Toscana per il Meeting dei Diritti o il Meeting per il Giorno della Memoria che vedono coinvolti 10.000 ragazzi delle scuole toscane, con il Comune di Firenze per il progetto Le Chiavi della Città anche questo rivolto ai giovanissimi e con le varie federazioni sportive per promuovere eventi sportivi di carattere regionale, nazionale ed internazionale) e permettendo di far conoscere soprattutto alle nuove generazioni la grande personalità di Nelson Mandela e gli ideali per i quali si è battuto.

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