domenica 24 febbraio 2019

I disperati alla porta accanto - Lo sapete dove sta la Bosnia Erzegovina? Proprio accanto a voi!




I disperati di Bihac e la catena di solidarietà 

I Balcani sono sempre stati ignorati da coloro che non ci sono mai stati. Chi c’è stato li ama per sempre…

Una esperta della zona, di fronte a questa ignavia, disse che gli era stato detto che: “i Balcani non sono sexy”

La indifferenza verso i Balcani ha permesso di ignorare i conflitti, usare la metafora per politica interna e abbandonare i disperati.

Dopo il conflitto degli anni 90 e dopo Idomeni e il corridoio dei disperati in fuga chiuso nel 2016, e dato che gli Umani prima o poi “passano”, proprio quando i politici europei attuali (tutti pessimi e con la “visione” spenta), pensavano di aver chiuso con i Balcani, ecco che invece i disperati riappaiono. 

Mentre lo scacchiere vede il confronto Russia Nato Usa sempre più acceso, ignari, arrivano a battere alle porte europee altri disperati. A 2 passi da Trieste. 

Ovviamente la cosa deve passare sotto silenzio totale.

Forse avere sentito parlare del film 'Dove bisogna stare' il film di Medici senza frontiere

Una delle “protagoniste” è Lorena Fornasir” che in queste ore si trova a Bihac. Dove la Bosnia Erzegovina confina con la Croazia e cioè con l’Unione Europea. 

Foto cg - Idomeni - GR



Ecco il diario di poche ore fa.  Si tratta di una chat di volontari organizzata da tanti che raccoglie piccole donazioni anche grazie a Lorena Fornasir


Venerdì 22 febbraio 2019 

"Eccoci qua : qui radio Bihac
Oggi grandi abbracci e saluti al BIRA camp di BIHAC dove eravamo attesi
Attesi e poi in attesa.
Scortati a vista da operatore IOM e due di JR
In teoria avevamo il permesso di incontrare ALÌ che, giusto per ricordare, voleva raccontarmi la sua storia.
Due ore in piedi all'angolo del thè di IPSIA
Problemi di sicurezza ci dicono
Poi ci riferiscono che l'ordine è di non farci parlare con ALÌ
Il container in cui sta avvolto dentro una coperta rossa come in un bozzolo,  era a 3 mt da noi.
Fine fi un incontro impossibile

…….

Fine di un incontro impossibile e inizio, altrove,  di altri incontri 
Da quanto ci è stato riferito, ALÌ aveva attraversato la Croazia ed era arrivato a Trieste. Salito su un treno verso la sua meta (Germania) era stato pizzicato senza biglietto. Consegnato alla polizia italiana era stato deportato in Slovenia.  La Slovenia lo ha deportato in Croazia. La Croazia - sempre da quanto dichiara ALÌ nel video in cui è stato ripreso da un operatore iraniano - l'aveva respinto togliendogli scarpe calze, costringendolo a camminare nel terreno gelato fino a Kladusa
Alì era vissuto 6 anni in Germania, aveva un passaporto. Poi era rientrato in Tunisia per trovare la sua famiglia. Quando poi decise di rientrare in Germania non gli concedettero il visto.
Iniziò cosi il suo cammino lungo la seconda rotta balcanica e questo è lo stato in cui oggi è stato ridotto. Ci dicono che gli è stata diagnosticato ai piedi uno stato  di cancrena secca

Ma perché impedire una visita? Neanche la minima pietà umana... bisogna che tutti sappiano

Perché siamo in uno stato (Bosnia) paranoide e sotto attacco costante gli uni agli altri.
Il caso di Alì è ben chiaro a IOM ma soprattutto a DRC che si occupa della parte sanitaria legata ai migranti tanto è che è all'ordine del giorno delle riunioni. L'unica cosa possibile a parte provare a convincere Alì di andare in ospedale e farsi curare offrendogli supporto psicologico è dichiararlo incapace di intendere e volere e fare un TSO. Anche questa richiesta è stata fatta ed è in corso la procedura. Purtroppo molto altro non è possibile farlo. Soprattutto se Alì viene mal consigliato dai suoi compagni al campo che probabilmente gli dicono che se non si fa operare qui lo manderanno in Germania o chissà dove.
Al di là dei piedi, che io vedo come la parte più "chiara" e semplice del problema (sarò cinica), resta  il problema del dopo ovvero una volta amputato, come aiutare questa persona?
Le sue possibilità di attraversare sulle sue gambe i confini diventano nulle, la Bosnia non riesce ad avere cura dei suoi malati e invalidi,e dunque che fine farà Alì? Questa è la parte peggiore.

Condannato a morire o a lasciarsi morire, vivendo in preda agli eventi perché senza piedi, per colpa di un biglietto di treno? ATROCE. 
Il TSO non è forse un ulteriore violenza?

Non capisco come sia possibile che Ali non possa ricevere visite se lo desidera. Chi non permette a Lorena di vederlo e perchè?


Diario minimo

Venerdì 22 febbraio: seduti al bar del supermercato vicino al camp BIRA di Bihac entrano 4 ragazzi. Tutti migranti. Il cameriere li scorge;  con impeto alza le braccia e con le mani fa il movimento con cui si cacciano i cani: raus raus, go out go out. 
"Sono persone, non animali"  diciamo. 
"Mi vergogno di trattarli così ma sono gli ordini" risponde
Ci alziamo senza consumare e ce ne andiamo via con loro. 
Escono umiliati eppure riescono a sorridere e a rassicurarci: "not worry mom, not worry"

Velika Kladusa
 l'esercito e la polizia in assetto antisommossa sono arrivati stamattina e hanno deportato 80 persone con i pullman a Sarajevo e domani toccherà ad altri 250
Molti ragazzi sono scappati dal capannone Miral
Al Bira di Bihac dove eravamo passati prima un nr imprecisato è stato caricato in una corriera e portato via

Sabato 23 febbraio

Velika Kladusa. 
Caos, concitazione, agitazione.
Al mattino l'esercito e la polizia in assetto antisommossa  hanno deportato 80 o 100 persone con i pullman a Sarajevo. Domani sarà la volta di altri  250
Corre la voce che al capannone MIRAL sono rimasti solo in 50.
Gli altri sono in fuga. Molti gruppi si stanno organizzando per il game. Dopo tante fatiche non possono immaginare di essere respinti verso Sarajevo.
Li guardo e rimango impietrita: hanno scarpe da ginnastica rotte, o scarpe di plastica scollate, giacchini di tela, corpi troppi magri. 
"Nei boschi della Croazia la temperatura scende anche a meno 20 gradi" dico loro
"Mom - mi rispondono - siamo morti da vivi. Sappiamo che possiamo morire ma noi andiamo lo stesso. Prega per noi. InshAllah"
InshAllah ragazzi. Penso alle loro madri e al tormento che devono provare pur non vedendo ma sapendo con il cuore

Al ritorno di sera verso BIHAC decine e decine e decine di ragazzi percorrono i tratti che li portano al confine
Un gruppo di 10  si avvia invece nella nostra direzione. Sono stati "scovati" 50 km all'interno della Croazia,  catturati dai militari e poi consegnati alla polizia. 
" La polizia ci ha malmenato, derubato e fracassato i cellulari"
Stanno camminando da questa mattina. Hanno i piedi piagati ma non vogliono fermarsi a Kladusa
"Siamo afgani, siamo in viaggio da un anno e mezzo, possiamo andare solo avanti, indietro è  la fine"
Avanti allora! Altri 50 km a piedi da Kladusa a Bihac, trascinandosi nelle membra stanche e nei corpi senza riposo. La luna sta sorgendo sulle alte colline. La bellezza fa sentire ancora di più il  tremendo delle loro esistenze sfregiate.

Al ritorno di sera verso BIHAC decine e decine e decine di ragazzi percorrono i tratti che li portano al confine
Un gruppo di 10  si avvia invece nella nostra direzione. Sono stati "scovati" 50 km all'interno della Croazia,  catturati dai militari e poi consegnati alla polizia. 
" La polizia ci ha malmenato, derubato e fracassato i cellulari"
Stanno camminando da questa mattina. Hanno i piedi piagati ma non vogliono fermarsi a Kladusa
"Siamo afgani, siamo in viaggio da un anno e mezzo, possiamo andare solo avanti, indietro è  la fine"
Avanti allora! Altri 50 km a piedi da Kladusa a Bihac, trascinandosi nelle membra stanche e nei corpi senza riposo. La luna sta sorgendo sulle alte colline. La bellezza fa sentire ancora di più il  tremendo delle loro esistenze sfregiate.

Poi, siamo stati allertati, corre un teorema dall'Italia alla Bosnia per cui i volinrari sono associati sempre più a persone che favoriscono l'immigraz clandestina e che forse fanno parte di una rete organizzata
Tutto da dimostrare ma intanto ...

Vi invio queste foto anche per mostrarvi come, nella nostra filosofia, l'aiuto (grazie alle vostre donazioni) sia non solo ma anche una pratica di relazione
Ieri siamo andati con due ragazzi che ci sembravano affidabili fra i tanti con cui eravamo, a comperare le scarpe. Poi le abbiamo distribuite con criterio, ci siamo conosciuti, abbiamo ascoltato le loro storie.
Una goccia nel mare.  Nulla di fronte ai loro bisogni
Facciamo quello che possiamo"




Questo per ora il diario

Non troverete queste cose sui media in generale.

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