lunedì 25 gennaio 2016

Re: Campo rifugiati Slavonski Brod Croazia

Il 25/01/16, claudiogherardini@gmail.com<claudiogherardini@gmail.com>
ha scritto:
> Non vogliono fermarsi ma correre verso nord
>
> Messaggio inviato dal mio ASUS


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live from refugee camp Slavonski Brod Croatia

live from refugee camp Slavonski Brod Croatia

sabato 9 gennaio 2016

Lascia o raddoppia? Il quiz eterno della Bosnia Erzegovina

Banja Luka 9 gennaio 2016. Oggi il 49% del territorio della Repubblica di Bosnia Erzegovina ha celebrato, contro il parere della corte nazionale e del Consiglio d'Europa, la nascita della propria "entitá". 20 anni fa a Dayton, Slobodan Milosevic, Franjo Tudzman e Alija Izetbegovic firmarono un accordo di pace che ha solo impedito che si sparasse ancora. Fra l'altro due su tre, presidenti di Jugoslavia e Croazia, si erano dichiarati estranei al conflitto bosniaco. Una tipica situazione balcanica.

La creazione di due entità in un solo Stato, di cui una dichiaratamente ostile all'altra, alla lunga non poteva altro che portare guai e soprattuto un bel regalo alla Russia di Putin che oggi trova facilissimo affondare il coltello bilama nel ventre molle di una Europa esangue. Cioè nei Balcani.

Oggi a Banja Luka si é celebrato il ministato nato dalla pulizia etnica il 9 gennaio 1992, quando i serbi di Bosnia, armati alla grande da Milosevic, stavano conquistando tutta la Bosnia Erzegovina che doveva essere ripulita e riportata sotto il tacco di Belgrado dopo aver tradito la yugoslavia.
Tutto il problema stava qua. Milosevic dette fuoco alla Federazione prima e poi in particolare alla Bosnia Erzegovina pensando che tutti questi traditori venduti potessero essere smaltiti e creata la grande Serbia ma non aveva fatto i conti con chi sosteneva la Croazia e poi la Bosnia. Sottobanco e male fu permesso un genocidio ma non la Grand Serbia. Sarebbe stato interessante vedere cosa sarebbe accaduto se a quel tempo ci fosse stato già Putin a governare la Russia.

Comunque alla firma di Dayton i miliziani Serbo Bosniaci controllavano oltre il 70% del territorio. Alla faccia del vittimismo.

Oggi a Banja Luka il mini presidente della mini repubblica serbo bosniaca, Milorad Dodik, che comunque ha una corporatura notevole, ha dichiarato forse per la prima volta che la Republika Srpska (RS) é uno Stato e ha ripetuto ancora che la Bosnia Erzegovina non ha futuro. Lo ripete da anni.

Questo davanti a una grande sala scenografica tipo PCUS, plaudente, con in prima fila il premier di Belgrado Alexander Vučić e il patriarca ortodosso di Belgrado Irinej. Presente in sala, fatto decisivo, l'ambasciatore russo in Bosnia Erzegovina. Vladimir Putin era già stato a Belgrado per celebrare l'anniversario della guerra mondiale.

La prima reazione di piazza a questo evento del quale a breve capiremo la portata effettiva, si è avuta a Srebrenica, dove le vedove del genocidio hanno ricordato una famosa frase di Vučić: "uccideremo cento musulmani ogni serbo ucciso" e ribadito che la Republika Srpska é nata sulla pulizia etnica e sul genocidio metodico.

La TV della entitá croato bosniacca (Federacija BiH) ha dato ampio risalto alle parole di Dodik e alla presenza del capo del governo della Serbia che nei giorni scorsi aveva ribadito che la Serbia non pensa nemmeno lontanamente di mettere in dubbiò l'integrità della Bosnia Erzegovina.

Sono stati mostrati ancora i filmati con i protagonisti della fondazione della Republika Srpska, Radovan Karadzic, Momcilijo Kraijsnik, Biljana Plavsic, che sono passati tutti dal tribunale de L'Aja e i primi due ci sono ancora. E che sono eroi qua a Banja Luka.

Oggi la gran parte delle strade della Republika Srpska, in città e nelle campagne, erano imbandierate con i vessilli nazionalisti che sventolavano anche su tante auto. Per gli ottocentomila Serbo Bosniaci oggi è stata festa nazionale di una nazione che ancora non esiste, un bizzarro mini stato a forma di V rovesciata che occupa il 49% del territorio bosniaco ma un grande spazio nei progetti ultra nazionalisti che sanno di avere l'appoggio potentissimo della Grande Madre degli ortodossi.

Altro che pericolo islamico nei Balcani. Qua il popolo islamico è ancora la vittima, anche dei propri leader ovviamente e gli esagitati fan di Daesh non sono più numerosi che in altri paesi europei. L'altro ieri, Natale ortodosso, qualche esagitato ha sparato contro la finestra di una moschea a Zvornik, città ultra serba già teatro di oscenità durante la guerra e territorio di continui ritrovamenti di fosse comuni.

Qualche invasato si trova sempre, il problema é se parla davanti a presidenti e ambasciatori.

Ora non resta che assistere alla prevedibile parata di dichiarazioni a seguito di questa giornata a Banja Luka che comunque lascerá il segno. Un altro cattivo segno per la popolazione bosniaca allo stremo.

Cg

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martedì 5 gennaio 2016

Una famiglia dispersa in frantumi nelle fosse scavate dai mostri.

Tuzla. 5 gennaio 2015. I resti di tre delle sorelle di Zijo Ribic, oggi trentunenne che vive e lavora a Tuzla, sono stati identificati dopo diversi anni dalla speciale commissione per i dispersi. Ora Zijo aspetta di identificare altre due sorelle e un fratello. Ritrovamenti in fosse distanti tra loro anche cento chilometri dei resti della sua famiglia che fu caricata su un camion prelevata dalla loro casa di Skoćić, villaggio di Rom musulmani, vicino a Zvornik. Lui si salvó perché fu gettato nella fossa con gli altri e creduto morto. Strisciò e camminò sui loro cadaveri per fuggire pur ferito al collo. Una serie di eventi fortunati e persone migliori di altre lo salvó, curó e diede un rifugio e poi a Tuzla una casa collettiva chiamata pappagallo.

Riuscì a portare in carcere i massacratori di Belgrado ma ora sono fuori perché in appello l'aria era cambiata e non si trovavano più le prove contro quegli autori di fatti inconfutabili e oltremodo osceni.

Il 17 gennaio a Tuzla sarà celebrato il funerale ai poveri resti delle sorelle e poi si andrà al villaggio natio dove saranno seppellite accanto alla madre, che fu uccisa incinta, e al padre. Il racconto della storia di questa famiglia é ormai noto ma fino a quando non saranno ritrovati i resti dei tutte le vittime, alcune sorelle furono stuprate prima di massacrarle, non sarà finita.

La Fondazione Alexander Langer ha fatto molto per Zijo come del resto per Tuzla e per tanti altri. Tutti assieme si ritroveranno il 17 gennaio e ci saranno anche stampa e TV da varie parti del mondo.

Alexander Langer manca anche qua e parecchio. Era uno di Tuzla..... anche, come di tante altre terre e città.

In una giornata post gelo e neve, in bianco a nero, ho incontrato Zijo all'hotel Tuzla appena finito il suo turno di lavoro, finito alle 13 ma iniziato alle 5 di stamani .

Sempre sereno e sorridente e cordiale. Lo si vede anche dal suo profilo facebook dove appare spesso in compagnie sorridenti.

Il 7 febbraio sará in Italia, a Rovigo per un evento organizzato dalla Fondazione.

Di certo ha sconfitto i mostri. "Non odio nessuno". Ha sempre detto.

I mostri dovrebbero inginocchiarsi ai suoi piedi e lui gli direbbe "alzatevi".

Mi ha offerto da bere e poi é andato in centro dalla sua ragazza.....

Cg

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