giovedì 15 dicembre 2016

Children from Srebrenica

Ricevo dal caro amico Irvin nato a Srebrenica poco prima del genocidio e messo in salvo dalla madre e che ora vive di nuovo nella cittadina.



Srebrenica for Aleppo
In those days, we are watching in astonishment what is going on in the Syrian city of Aleppo. Children, Women and civilians are exposed to atrocities. Children, Women and civilians trapped in a corner of a besieged city without water, food, electricity, medicine. Each of us can see the desperate call of helps coming from Aleppo, it's enough to open Facebook or Twitter. Each of us is watching, sharing and posting on our profiles but no one government is moving a finger to change the situation. Look like that the economic and political interests of governments are more important than the life of innocent people.
Only 21 years ago, in Srebrenica (Bosnia and Herzegovina), we were the people of Aleppo. Our fathers, brothers, children were being killed in the worst way possible, and others far away, silently and helplessly, watched just as we do today. We were sending desperate calls to the international community. We were believing that Europe will never allow that it will happen. We were thinking that we learned from the Holocaust, the concentration and death camps. But we were wrong: it happened again. And it happened under the UN flag in a safe area protected by the UN peacekeepers. 8329 human beings were killed and their bodies displaced in mass graves for what is worldwide known as the Srebrenica Genocide, the worst massacre in Europe since the Nazis.
Today, we cannot stay anymore silent in front of what is going on in Syria and Aleppo. For years the slogan “Never Again” shepherd the annual commemoration of the Genocide. For years, Prime Ministers and representatives of governments asked forgiveness for their responsibilities and said “Never Again!”. Did we learn anything from Srebrenica? How many Srebrenica we need in order to understand something? How many innocent people has to die in order that the world will open its eyes? How many children has to become orphans in order to touch the heart of people?
It's time for the mankind to show that we learned something. It's time to build bridges of hope between human beings. It's time to take down the walls of prejudices that have been erected between us. It's the time to demilitarize our countries. It's the time of solidarity and trust. Each of us is victim and responsible of the actual situation, each of us has the power to make a change, to make this world a better place. If the world does not change now, if the world does not open it's doors and windows, if it does not build peace – true peace – so that our children have a chance to live in this world, then we cannot explain why Srebrenica happened.
Not so many of us survived, and not so many of us found the strength to come back to live in Srebrenica. But today we feel the responsibility to call upon all the governments to listen to us. To stop the war in Syria, to take care of the civilians victims of atrocities, to start a democratic process of peace-building. Today, we feel the responsibility to call upon all the mankind to listen to us. To push our governments to start a demilitarization of our countries. To close the army industry. We call the mankind to be human, to be emotional, to understand the needs of the other one and act in solidarity.
On Sunday 18 we are organizing a peaceful demonstration in the memorial center/cemetery in Potocari where a part of our loved ones, killed in the Genocide, are buried. We will call again the world to open its eyes in front of the Syrian situation. 21 years ago the world closed its eyes in front of us and let us kill as animals. We hope that all of us learned from this experience. We hope that the world will not close its eyes again. We hope that Srebrenica never happen again to no-one and nowhere in the world.
Children of Srebrenica 

sabato 29 ottobre 2016

"Sul percorso dell'uomo planetario"

Ecco un breve resoconto della seconda partecipata iniziativa "Sul percorso dell'uomo planetario" tenutasi ieri al circolo PD Isolotto. Grazie a tutti gli ospiti e a chi con la presenza ci sprona a continuare nella nostra iniziativa.

Sui sentieri dell'uomo planetario – affrontare l'Esodo – 28 Ottobre 2016







Nella seconda puntata del nostro percorso abbiamo affrontato il tema dei migranti dando voce a chi è diretto contatto con loro sia nel punto di origine che nel punto di destinazione.

Con Franco Quercioli e Claudio Gherardini abbiamo riascoltato dei passaggi di un intervista di Ernesto Balducci registrata ai tempi della Guerra del Golfo e abbiamo riscoperto l'attualità sorprendente del suo messaggio sull'inutilità della guerra. E' stato richiesto che le sue interviste rilasciate a Controradio fossero digitalizzate e rse bene comune a servizio del Circolo e di tutti quanti.
Con Moreno Biagioni della Rete Antirazzista abbiamo analizzato le politiche di accoglienza dei migranti, dei limiti che attualmente presenta e delle prospettive che possono essere raggiunte.
Con Elisa Cesan della Chiesa Valdese abbiamo discusso del Progetto dei Corridoi Umanitari promosso dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e della Comunità di Sant’Egidio che si pone l'obiettivo di mettere i profughi in grado di presentare le proprie richieste di protezione già alle istituzioni presenti nei paesi terzi (paesi limitrofi alle zone di guerra), senza esporsi ai rischi mortali del viaggio illegale verso l’Europa. Attualmente il progetto pilota porterà in Italia circa 1000 rifugiati siriani provenienti soprattutto dai campi profughi libanesi.

Per tenerci informati c'è il sito: http://www.mediterraneanhope.com/corridoi-umanitari/
Con Francesca Testa di Emergency Firenze abbiamo ripercorso le numerose attività di Emergency nella fase di prima accoglienza dei profughi e abbiamo sfatato il falso mito dei migranti portatori di malattie. L'organizzazione messa in piedi dalla Marina insieme con le organizzazioni presenti sul posto consente uno screening efficace: il principale disagio di cui soffrono i rifugiati e lo shock psicologico dovuto al viaggio disumano e quindi spesso il supporto medico è rivolto proprio a lenire questi traumi.

Con Alessandro Bechini di Oxfam abbiamo spiegato con i numeri che questi spostamenti non costituiscono un esodo inaspettato ma rientrano in una normale dinamica di spostamento di popoli. Dei 65 milioni di rifugiati poi solo il 5% percento raggiunge la ricca europa: la maggior parte dei rifugiati è a carico delle aree più povere del pianeta. I migranti poi che riescono a mettersi in viaggio sono quelli con una discreta capacità economica: i più poveri non possono sfuggire al destino che li aspetta nel proprio paese natale. Abbiamo parlato del migration compact e delle perplessità legate alla sua applicazione, visto che i finanziamenti sono spesso destinati a regimi dittatoriali che non offrono alcuna garanzia. Le proposte di Oxfam per una gestione responsabile e attenta ai diritti e alla dignità dei migranti sono piuttosto la creazione di canali legali per l’accesso in Europa, la protezione in mare e ai confini terrestri, la promozione di sistemi di accoglienza adeguati e umani, la tutela dei diritti di chi arriva a prescindere dallo status giuridico, la partecipazione alla risoluzione di crisi e conflitti che sono a monte dei flussi migratori verso l’Europa. 

Abbiamo inoltre affrontato il tema dei minori accompagnati che sbarcano sulle nostre coste per poi svanire nel nulla, in fuga verso il Nord Europa o peggio ancora vittime di reti di sfruttamento.
Con Maria Cristina Manca di Medici senza Frontiere abbiamo parlato delle molte sfide che i migranti e i richiedenti asilo devono affrontare al loro arrivo in Italia, sia nei centri di accoglienza che di detenzione. In particolare abbiamo ripercorso la sua esperienza nel centro di accoglienza di Trapani dove in collaborazione con il Ministero della Salute e il Ministero degli Affari Esteri, Medici Senza Frontiere da un supporto anche psicologico ai migranti. Abbiamo anche parlato delle aspettative e dello smarrimento di chi, dopo aver messo in pericolo la sua vita, cerca di costruirsi un futuro in Europa. Abbiamo dato notizia dell'interessante iniziativa “un milione di passi” tra cui spicca la pubblicazione di un piccolo opuscolo che smonta uno a uno i principali 10 luoghi comuni (o meglio mistificazioni) sui migranti:

Con Claudio Tamagnini abbiamo ripercorso la sua esperienza nelle terre del Kurdistan turco. Impressionanti sono le immagini di guerra in un paese che non è in guerra ma che è preda di una feroce opera di nazionalizzazione da parte del governo Erdogan che si sta operando con ogni messo per eliminare le radici del popolo curdo che rappresenta comunque circa un quinto della popolazione complessiva della Turchia.

Infine con Claudio Gherardini abbiamo ripercorso il reportage che ha fatto tra il Febbraio e l'Aprile 2016 nel campo di Idomeni in Grecia. Le sue fotografie e il suo racconto sono emblematici di un sopruso che si è consumato ai danni di rifugiati siriani che scappavano dalla guerra. Un sopruso che purtroppo per molti continua ancora visto che molti di essi sono stati trasferiti in dei capannoni industriali abbandonati nella periferia di Salonicco dove hanno trovato pessime condizioni di accoglienza, con pochissimo cibo e acqua a disposizione e con servizi igienici completamente sporchi. Sono diventati dei fantasmi perché non più raggiungibili dai media come invece lo erano nell'accampamento di Idomeni.


Forti di questi nuovi stimoli il percorso sui sentieri dell'uomo planetario continuerà e vi terremo aggiornati sulle prossime iniziative. Nelle prossime settimane continueremo a evidenziare le notizie e le iniziative di chi abbiamo incrociato lungo il nostro percorso cercando di fare da cassa di risonanza per le buone pratiche e le buone idee.

Renzo Pampaloni

giovedì 28 luglio 2016

Dopo Idomeni al peggio non c'è mai fine

Esauriti i fondi per essere sul posto raccolgo gli aggiornamenti a distanza e ve li invio disturbando le atmosfere estive.

Oggi ore 12: Diciottenne morta in un campo di concentramento nella ex SOFTEX, 5km da Salonicco.

La cosiddetta rotta balcanica chiusa dal 20 marzo scorso in realtà non si è mai chiusa davvero.

Dato che impedire a uomini in fuga con famiglie di cercare speranza è IMPOSSIBILE, un rivolo di fuggiaschi arriva da sempre a Belgrado e sono circa 300 al giorno che poi si incamminano verso l'Ungheria che per un certo periodo li ha fatti entrare. Tutto sottobanco.

Ora sembra che l'Ungheria voglia richiudere la fessura di confine e a Belgrado lentamente si ammassano famiglie, minori soli....

Non so esattamente quale sia la situazione nei centri militarizzati ai confini tra Serbia e Fyrom e tra Fyrom e Grecia. Penso ce ne sia qualche centinaio.

Sono persone fuori da ogni burocrazia e illegali per forza, destinati chissà a quale sorte.

La sorte delle decine di migliaia di siriani e iracheni bloccati in Grecia, quelli di Idomeni e tanti altri è un poco più nota.

Ormai è loro opinione comune che "si stava meglio nella polvere e nel fango di Idomeni". Le aree suburbane nella quelli sono situati i capannoni del dopo collasso della Grecia fanno anche un poco paura e negli hangar si vive malissimo. Caldo asfissiante, poco cibo e cattivo, militari e polizia razzisti e ottusi e incapaci e pochissima assistenza medica.

Oggi alle ore 12, nel campo denominato Softex nella terrea periferia di Salonicco una ragazza di 18 anni è morta per un malore mentre faceva una doccia di "fortuna" dentro a un tendone di plastica.

Nessuno in loco è stato in grado di aiutarla.

L'ambulanza è arrivata dopo 90 minuti nonostante che Salonicco, che è la seconda città della Grecia, sia distante dal campo Softex circa 5 chilometri.

Subito le persone che abitano il campo di concentramento hanno bloccato la strada di accesso come si vede dalle foto allegate.

La foto dove appaiono due persone con la pettorina della Croce Rossa si riferisce invece a quello che è accaduto ieri nel campo di concentramento di Oreocastro che è un paese a mezz'ora da Salonicco in direzione nord ovest.

La Croce Rossa greca è arrivata nel campo per distribuire generi necessari. Le persone che vivono nel capannone con 40 gradi di temperatura hanno cercato di spiegare che la distribuzione effettuata con la classica fila unica davanti ai camion è secondo loro da evitare proprio.

Già a Idomeni spesso nella fila accadevano risse ma soprattutto le donne venivano molestate dagli uomini dato che non tutti questi arabi siriani sono di provenienza cittadina e civile e sono in parte anche personaggi primitivi, come sappiamo. 

Dopo un lungo diverbio tra persone e volontari Croce Rossa, questi ultimi se ne sono andati via in malo e modo e senza distribuire niente!

A Salonicco e altrove in Grecia sono molto attivi i gruppi antagonisti come Over The Fortress e Melting Pot. Lavorano bene ma occupano stabili vuoti dove sistemano i rifugiati e poi vengono sgomberati dalla polizia. L'autogestione in Grecia non sembra venga approvata.

Quelli in Turchia...... Quelli al confine tra Siria e Turchia

I primi stanno facendo gli schiavi per le attività artigianali o altro per pochi denari al giorno, inclusi i bambini che come si sa con le loro manine possono fare tante belle casette.

Dei secondi, che stanno tra due fuochi, siriani e daesh e polizia turca non mi sembra si racconti niente.



Claudio Gherardini


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lunedì 11 luglio 2016

Srebrenica 21° - La pace bastarda.

Tuzla (Bosna i Hercegovina) 11 luglio 2016

Un impressionante coro di ragazzine vestite di bianco e di donne vestire di nero ha cantato la disperazione nel tremendo scenario dello sterminato cimitero memoriale di Potocari, a Srebrenica. Sotto un sole spietato una enorme folla ha partecipato alla cerimonia per i ventuno anni dal Genocidio di Srebrenica ma soprattutto alla inumazione dei 127 piccoli sarcofaghi di tela verde contenenti i resti di altrettante vittime del massacro volto a eliminare dalla zona la maggioranza di fede islamica. Una commissione specializzata, che non ha pari nel mondo in quanto a ricerca del DNA, ogni anno scava, nei territori della parte serba della Bosnia Erzegovina, alla ricerca dei resti, anche solo un resto biologico, una piccola parte del corpo, di coloro che ancora mancano all'appello che sono circa mille. Una volta erano diverse centinaia ogni anno ma a ventuno anni dalla morte e dai molteplici spostamenti, eseguiti con le ruspe di Ratko Mladic, da una fossa comune a una più distante, allo scopo di rendere impossibile il ritrovamento, sono sempre meno i ritrovati.

Nei programmi di Mladic non si doveva proprio ritrovarli ma non sapeva che di li a poco sarebbe arrivata la tecnologia per il riconoscimento del DNA e sarebbe rimasto fregato. 

Polemiche a non finire anche quest'anno tra la parte islamica della Bosnia e la parte serbo bosniaca e naturalmente il governo della Serbia. Belgrado nega la definizione di genocidio ma anche nella capitale della Serbia c'è un piccolo partito che comincia a chiedere di ammettere che quello che accadde non può essere considerato alla stregua di atto di guerra "comune".

Lo scorso anno, assieme a presidenti come Clinton e il turco Davutoğlu,si era recato in visita anche il premier serbo Alexander Vucic, che durante la guerra stava con i peggiori e minacciava di uccidere cento musulmani per ogni serbo ucciso.

Vucic fu accolto bene salvo poi rimanere vittima di un lancio di oggetti che creò un caso che comunque lui stesso minimizzò subito affermando che potevano essere stati anche i suoi a prenderlo a sassate. Vucic sta portando la Repubblica di Serbia verso l'Unione Europea e questo non piace a tanti serbi e pochissimo a Vladimir Putin che appoggia invece il mini capo serbo bosniaco Milorad Dodik che sogna il suo piccolo Stato fondato proprio per iniziare la guerra contro islamici e cattolici in Bosnia Erzegovina, nel 1992, da Radovan Karadzic e il suo partito SDS.

Nello scorso anno centoventisette persone sono state chiamate per annunciare che qualcosa del loro parente, figlio, fratello, moglie o marito o cugino, era stato ritrovato chissà dove o anche diviso in più luoghi e che oggi sarebbe stato tumulato a Srebrenica. Pensate.... Strappati alle famiglie, ragazzini e vecchi, furono caricati su mezzi e portati alla fucilazione e poi gettati nelle fosse già pronte. 8372 persone di sesso maschile.

Questo definisce i fatti come GENOCIDIO e non come un evento bellico "normale". Su questo infuria la polemica e lo scontro Russia - USA laddove Putin pose il veto all'ONU e fu impossibile che la dichiarazione GENOCIDIO divenisse universale.

Mogli, figli, fratelli, non hanno saputo più niente di loro e hanno atteso ventuno anni per avere dei resti da seppellire e pregare.

Da quest'anno il governo bosniaco ha deciso di non diramare più inviti a personalità per questo giorno. Ognuno potrà venire se vorrà. Questo anche per cessare altre polemiche su chi invitare.

Una diretta TV per l'intera giornata e nelle case bosniache risuonano i nomi delle vittime che saranno tumulate oggi e finalmente finiranno  il loro lungo viaggio nell'orrore e riposeranno in pace omaggiati da decine di migliaia di loro compatrioti.

Domani avverrà altrettanto da parte serbo bosniaca in una località non lontana e finché la pacificazione, tramite assunzione di responsabilità di ognuna delle parti non avverrà, l'11 luglio sarà giorni di divisione e non pacificazione.

Certo che i satelliti di tutte le potenze avranno certamente visto bene, l'11 luglio 1995, cosa stesse accadendo a Srebrenica, le fosse pronte poco lontano, il corteo di mezzi e la folla di disperati che fino a poco prima pensavano di essere al sicuro con i caschi blu olandesi.

Si è lasciato che avvenisse, la guerra doveva finire, come infatti accadde tre mesi dopo, e perché finisse si doveva concedere a Radovan Karadzic e al suo capo Slobodan  Milosevic quella fetta di territorio popolato da islamici che disturbava la Republika Srpska proprio al confine con la madre patria Serbia. Forse nessuno chiese a Milosevic come sarebbe avvenuta la deportazione e forse i geniali governi occidentali non immaginavano che potesse avvenire anche per sterminio.

Fu lasciato che accadesse, come in Ruanda, qualcuno si ricorda del Ruanda, forse, e oggi in Siria, in Iraq, Libia e Nigeria...

D'altronde se lasciamo che migliaia di persone affoghino con i loro bambini e che chi sopravvive venga segregato in capannoni fatiscenti o anche lasciato per strada, come possiamo pensare che ci interessasse quello che accadeva a Srebrenica ventuno anni fa in queste ore.

Noi che non sappiamo ancora dove si trova la Bosnia Erzegovina.... che fra l'altro ha come attività in crescita il turismo per le sue bellezze naturali...

Così bella la Bosnia, terra di sangue e di miele...

Claudio Gherardini


Qui il video del reportage di un anno fa: https://youtu.be/Dj01m3x4Y0U



Foto di un anno fa quando furono 136 i resti tumulati. Foto di Vedran Jusufbegovic che mi coglie impietrito, solo, davanti alle 136 piccole bare.

mercoledì 6 luglio 2016

4 mesi disperati che poi saranno quanti ancora?

Idomeni è ovunque e sta avvelenando le menti e i corpi di migliaia di bambini, donne e uomini.

"Citizens -- without  home land
Hounded like sparrows  on maps time
Travelers without papers
Deads without ashroud
We are the victims of age--- each governor
Sell us and take the price !!!!!"


Il mio fraterno amico siriano Mohammad stamani mi ha scritto questo testo qui sopra. E' un farmacista di 46 anni, molto professionale, in fuga con suo figlio di 19, tecnico programmatore digitale, scappati dagli artigli di Daesh che li avrebbe volentieri catturati per usare le loro professionalità e poi gettarli in una fossa.

Si stanno sciogliendo negli hangar abbandonati delle periferie collassate della Grecia le ultime forze d'animo dei disperati.

Oggi nel centro di concentramento per siriani e iracheni in fuga dlla guerra in località Oreocastro, vicino a Salonicco, gli "ospiti" hanno scassinato un magazzino interno a gestione militare, pieno di cibo, varie merci utili e abiti. Quando la polizia greca è intervenuta non c'era niente da recuperare. I rifugiati sostengono che molta della merce sottratta al magazzino fosse in verità sottratta a loro. Secondo Mohammad a Oreocastro molti degli aiuti che arrivano rimangono in mano delle autorità militari.

Questa notte alle 2 circa Mohammad mi ha inviato questa foto allegata e questo nuovo testo nel suo inglese improbabile come il mio:

"This is my eid in greece far from my family and sadenss stuck in greece 5 month in tent sleeping dreaming to be some where is eu safe far from war and i wake up i find my self sleep in this tent oh how is hurt me this not eid is when eu governmet look for us like human bcuz we not animals".

Lamentava che i farmacisti greci non sapessero l'esatta composizione di ogni singolo medicinale in vendita dato che lui li conosce tutti. Ha fatto da infermiere e da consulente a tante persone a Idomeni e ora nel terrificante hangar di Oreocastro dove l'ultima volta che sono stato, fuori perché gli estranei non entrano, a venti metri da dove mi trovavo, mentre stavo telefonando a Popolare Network, un ragazzo si è tagliato le vene.

Ormai la sola soluzione per queste decine di migliaia di disgraziati rimasti intrappolati in Grecia, è pagare i trafficanti. Da loro punto di vista non si vede altro.

D'altra parte la gestione dei migranti rifugiati che sono milioni nel mondo è stata lasciata in mano alle mafie di tutte le aree del pianeta che stanno determinando la sorte di intere popolazioni. 

Una altro amico siriano mi ha chiesto oggi se ci sono problemi al confine tra Italia e Austria, dato che hanno raccolto i soldi per pagare uno smuggler che lo porti in Italia con sua sorella. L'altra sorella è riuscita non so come a arrivare a Monaco di Baviera e li sta aspettando e non ho capito bene come e dove alloggi.

Ci sono migliaia di minorenni a giro in Europa e ogni tanto in Grecia ne trovano uno e lo tengono in caserma per giorni prima che qualche autorità preposta se ne occupi. Poi ci sono quelli già comprati e magari rivenduti a pezzi.

Mohammad era di buon umore ancora un mese e mezzo fa ma oggi non sa che pensare e vive di sola pasta. Tutti i giorni pasta e gli Arabi odiano la pasta. A Salonicco poi si è già arrivati oltre i quaranta gradi di temperatura.

Non riesco a immaginare l'odore di un hangar con centinaia di persone ammassate con poca acqua e una doccia ogni tanto. Questa era la popolazione siriana bombardata dai MIG russi. Tutti mi hanno detto che erano aerei russi. Questi siriani avevano iniziato a sperare con quella che chiamano Rivoluzione, che iniziò 5 anni fa. Assad è un orribile fantoccio che ha massacrato il suo popolo e ovviamente piace molto allo Zar.

Ora sono stati riportati allo stato animale.

Questi disperati dato che sono arrivati in Grecia prima dell'osceno accordo con la Turchia, hanno il diritto di essere "ricollocati" in Paesi dell'Unione Europea, ma ci vorranno forse anni, vista la velocità del fantastico meccanismo di "accoglienza".

Intanto, a meno che abbia capito male, nessuno parla dei siriani ammassati al confine con la Turchia e che la Turchia non fa passare. Può darsi che mi sbagli ma dovrebbero essercene circa centocinquantamila, senza rifugio. 

Tra due fuochi, dietro Assad e i russi e davanti l'esercito turco.




Claudio Gherardini


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domenica 12 giugno 2016

I pericolosi immigrati stanno ammattendo tutti...

La coppia di siriani, che nella foto allegata mi sta servendo buonissimi piatti tradizionali della loro terra, aveva tre figli, due maschi e una figlia. Vengono dalla città siriana di Homs.

Sono rimasti in tre perché i due ragazzi sono morti per le bombe degli aerei russi mentre combattevano nelle file dell'"esercito libero" contro il dittatore macellaro Assad, notoriamente protetto da Vladimir Putin e di conseguenza anche simpatico a tanti italiani. 

Ora i tre amici, dopo aver passato tre mesi in una tendina a Idomeni sono stati deportati in un cosiddetto campo dove hanno una tenda più grande, acqua e forse anche le docce, a volte.

La madre aveva intenzione di arrivare in Germania per cercare di fare un altro figlio. La figlia superstite non ha ancora 20 anni e chissà cosa farà.

Ovviamente sono sbalorditi e scioccati da come sono stati accolti in Europa, ma la forza di vivere vince ancora anche se sono tristi e depressi. 

Non hanno ancora rinunciato a andare a nord e per questo stanno aspettando la proposta giusta di qualche trafficante per pagare e tentare la sorte. Altri che ho conosciuto sono arrivati fino al confine tra Ungheria e Slovacchia.

Come loro altre migliaia in fuga da morte e distruzione non sono rassegnati anche se la depressione si fa strada. La cosa peggiore è che i deportati non hanno nessuna idea di che fine faranno e questo presto creerà una situazione psicologicamente insostenibile per una percentuale critica delle persone coinvolte.

La beffa è che molte sanno di essere persino fortunate dato che sono ancora vive e non sono in Turchia e nemmeno ammassate al confine turco siriano come animali destinati al macello o di qua o di là.

Una generazione di siriani sta andando alla deriva e verso un trauma ulteriore, tremendo un quanto decreta al impossibilità di vedere un futuro anche minimamente decente. La fine della speranza.




Claudio Gherardini


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mercoledì 8 giugno 2016

La Pace non è certa in eterno... Idomeni deportata...

Io credo che i fondatori dell'Unione Europea volessero una Patria Europea al posto dell'Europa delle patrie.

Noi andiamo al contrario. Catalani e Fiamminghi, Scozzesi e Corsi, vorrebbero una loro piccola patria e giustamente il Premier Britannico Cameron ricorda che la Pace non è PER SEMPRE ma va coltivata come un eterno neonato, con estrema cura. Per Papa Francesco la terza guerra mondiale "a pezzi" è cominciata da un pezzo.

Penso anche che noi europei siamo gli unici a aver avuto 70 anni di pace e prosperità. Gli altri lo sanno, che la pace non è "per sempre" e sono meno assopiti di noi.. 

Se scoperchiamo il vaso di pandora come abbiamo fatto in Iraq e Libia, alla Siria ci ha pensato il macellaro Assad e nei Balcani Slobodan Milosevic che a Belgrado in molti chiamavano "il maiale", possiamo tranquillamente riprendere a massacrarci tra europei come abbiamo fatto per secoli e secoli. Fino a poco tempo fa. 

Oriana Fallaci pensava che esistessero radici cristiane in Europa da proteggere dall'Islam e dai suoi bambini di 4 anni o 9 mesi che arrivano, da soli, a invaderci. Se sono quelle ri/emergenti sarebbe stato meglio non averle affatto, queste radici.

Nessuno ascolta Papa Francesco se non quando parla di famiglie etero e di aborto criminale. Praticamente ci ha scomunicati tutti e manco ce ne siamo accorti. Vogliono i crocefissi nei luoghi pubblici questi miserabili millantatori.

Mentre scrivo questa nota stanno deportando altre migliaia di persone con una folla di bambini piccolissimi dalle ultime tre stazioni di servizio poco a sud di Idomeni. (Foto allegate)

Il collasso dell'Europa va perfetto per gli sciacalli e l'accellerata data dall'esodo biblico e epocale di milioni di persone in fuga da guerre e miseria e anche da tanti dittatori minori, si fa per dire, offre grandi opportunità agli avvoltoi.

Il mondo occidentale ha deciso di lasciare gestire il flusso delle vittime dei dittatori, dai macellai e dalle mafie trafficanti di uomini.

Una soluzione geniale, come chiamare il diavolo a spegnere la propria casa in fiamme.

Quelli che sopravvivono al viaggio nelle mani di menti criminali passano ai campi di concentramento LEGALI, in Grecia e in Italia, ma anche in Francia e altrove.

Ma ora l'accordo è di farli rimanere in Turchia dove i bambini siriani lavorano nelle cantine buie per pochi centesimi al giorno con grande soddisfazione di Erdogan e banda.

Un accordo che fa accapponare la pelle anche alla pila di cadaveri che sta sul fondo del canale di Sicilia.

In Grecia avevano decine di complessi industriali collassati nelle periferie delle città impoverite che sembrano arabe al colpo d'occhio, come mi dice l'amico siriano. Salonicco, Alexandria, Oreocastro, Atene, Katerini. Aeroporti dismessi come a Kavala (foto allegata) che si dice sia sotto il tacco militare più degli altri.

Quale migliore occasione per riutilizzarli. Hangar sporchi ora pieni di tende oppure ampie aree asfaltate. I disgraziati litigano tra loro per avere la propria tenda all'ombra ma non dentro l'hangar dove la puzza e il fracasso vanno avanti fino a notte fonda. Poi al mattino tutti dormono per ingannare la vita ma solo fino alle 12.

Dalle tre foto di Kavala si capisce che non ci si può avvicinare e che siamo in una zona desertica a pochi chilometri da Policastro. Si vede la distesa sterminata di tendoni sull'asfalto di un piccolo campo di volo. Militare.

I circa sessantamila che sono rimasti incastrati in Grecia sono più fortunati di quelli che arrivano sui barconi sulle coste siciliane e vengono recuperati dalla eroica (senza ironia) Marina Militare Italiana? Chi è più fortunato?

Quali reati hanno commesso per essere chiusi in campi dai quali possono uscire per fare due passi e nei quale regna ordine e disciplina ma riescono comunque a entrare i trafficanti?

Molti sono fuggiti verso Macedonia e Ungheria e Bulgaria e sono fermi ad altri confini. Hanno pagato somme ingenti e ora hanno finito i soldi. Una madre con tre figli mi ha scritto chiedendomi mille euro, disperata e bloccata al confine nord dell'Ungheria.

I guadagni del trafficanti sono incalcolabili e forse è meglio così, non calcoliamoli. Occhio non vede, cuore non duole. D'altronde in Italia abbiamo 200 miliardi alle mafie e nessuno nemmeno ne parla.

Le mafie comunque ringraziano per l'incarico assegnatigli. Portare i disperati fino alle coste e buttarli su qualcosa che galleggi per qualche ora. 

Poi se crepano chi se ne frega. Anzi ci sono centinaia di migliaia di italiani che gioiscono a ogni naufragio.

Ma non tutti muoiono, e il quesito è: cosa ne facciamo di questa gente?

Ingegneri, architetti, progettisti digitali, medici, farmacisti e una folla di persone più o meno istruite fuggite dalle bombe russe (almeno quelli che ho incontrato io) e dalla loro casa distrutta e dal rischio Daesh. I professionisti e i medici, una volta catturati sarebbero stati al servizio dei tagliagole e poi trucidati.

Ci credevano davvero di poter arrivare in Europa....loro... pensavano cioè che esistessero gli europei e l'Europa.... Per mettere questi bambini in acqua di notte con il mare agitato per andare chissà dove, dovevano sperare proprio parecchio.

A noi non interessano perché siamo indirizzati alla sterilizzazione riproduttiva e anche poi pensionistica. Brava gente che ha voglia di lavorare e pagare le tasse e le nostre pensioni creerebbe problemi anche ai più bronzei.

Sui social le soluzioni si sprecano, masse di bavosi sanguinari riaprirebbero i forni. Tutta la varietà nazista è rappresentata.

So che tanti siriani, a questo punto, sarebbero disposti persino a tornare sotto le bombe e allora mi viene in mente Zlatko Dizdarevic, giornalista di Sarajevo, che finito l'assedio disse: "Si stava meglio durante la guerra". Almeno c'era una speranza.

Quella che l'Europa intervenisse, ma invece lo fece Bill Clinton, che a Srebrenica lo scorso anno, 20 anni dopo, ci disse "Scusate il ritardo"... nell'intervento.

Prevedere è impossibile, sperare?  Mah...

Claudio Gherardini


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lunedì 6 giugno 2016

L'Ultima Idomeni

Ieri la stazione di servizio EKO tra Salonicco e idomeni era così, come 2 mesi fa. 

Sembra imminente l'evacuazione.

Ecco la link del video

http://bambuser.com/v/6299300

Gli ultimi saranno evacuati a breve dai campi illegali di EKO e Hara, vicino a Idomeni e Policastro. Chi ha soldi pagherà mafiosi per andare verso nord e gli altri finiranno nei campi di concentramento sorvegliati dall'esercito greco. Sono in fuga dalle guerre, hanno visto tagliare a pezzi bambini dalle bombe russe ma qua sono colpevoli di essere sopravvissuti e chissà cosa altro perchè sono prigionieri e pertanto devono essere colpevoli di qualcosa.

Il problema ovviamente riguarda anche l'Italia.

Un esodo epocale che sta arricchendo tutte le mafie del mondo solo perchè noi non li vogliamo. 

Montagne di denaro in mano a piovre planetarie.

Claudio Gherardini


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venerdì 27 maggio 2016

Idomeni: Fine del sogno europeo, del nostro, prima del loro...

Idomeni: Fine del sogno europeo, del nostro, prima del loro...

Alla fine sono andati via e non sono successi incidenti. Non è poco ma erano talmente sfiniti e svuotati che non avrebbero forse potuto ribellarsi ancora. Il loro destino era segnato e comunque per i bambini un capannone fatiscente e puzzolente potrebbe essere meglio del fango e della polvere. E i bambini a Idomeni erano la maggioranza. Piccolissimi e tantissimi. Sopravvissuti alla guerra e al viaggio e ora anche a Idomeni. Un miracolo che siano tutti vivi. Anzi, ne sono nati anche alcuni e di loro non si sa nemmeno la nazionalità.

"Avevano lo sguardo vuoto e sono rimasto impressionato" ha detto un membro di Medici senza frontiere. Gli adulti avevano lo sguardo vuoto di chi ha perso le speranze di un sogno grandissimo. 

Il sogno di una grande Europa, bella, sana, ricca, umana e solidale. Come pensavano fosse, l'Europa.

Come noi non siamo stati capaci da costruire e forse ora è troppo tardi. 

Il loro sacrificio è stato pubblico e enorme. Un osceno reality show a disposizione di stormi di fotografi , giornalisti, volontari e di chiunque volesse vedere dal vero il criminale esperimento di riportare alle caverne un popolo di 15.000 persone civili e già vittime di dittature mostruose e in fuga dalle devastazioni e dal sangue a fiumi. Ho visto anche passare un bus di "turisti" che ha attraversato tutto il campo. non potevo crederci nemmeno io e nessuno lo ha fotografato.

Nel momento di massimo affollamento erano circa 15.000, rimasti incastrati nell'ingranaggio del ponte levatoio che l'Europa ha alzato e chiuso, improvvisamente. Era marzo. L'Austria, noto paese povero e arretrato che, abbiamo capito proprio ora, è popolato per metà di neo nazisti, chiuse le paratìe e rimasero incastrati in 15.000 a Idomeni, ma ve ne sono alcune centinaia anche di fronte, a Gevgelja e a Tabanovce in Fyrom Macedonia, a Presevo e a Sid in Serbia, e a Slavonski Brod in Croazia. 

Ne arrivano anche qualche decina a Belgrado dalla Ungheria. La quale probabilmente non è così sbarrata come si dice.

Vogliamo dire 17.000 in tutto? Poi dalla Turchia non ne arrivano quasi più in Grecia, arriveranno in Italia, come al solito.

Quanti sono i paesi EU? 28. 17.000 diviso 28 fa 607, di cui la metà circa sarebbero stati bambini piccoli. Seicentosette per paese europeo e Idomeni finiva bene come meritava di finire. Solo 607. 

Meritava per questa gente che si è sacrificata per smascherare, invece, la nostra faccia di cera, sciolta dalla vergogna o dal furore. Siamo divisi a metà come gli austriaci. Metà vergogna e metà furore, se va bene.

Sono milioni gli europei che gioiscono a ogni naufragio e che avrebbero voluto sterminare Idomeni. Vivono accanto a noi. Li trovate facilmente e fanno ribrezzo.

Il reality Idomeni ha realizzato la più perfetta sceneggiatura e scenografia per rappresentare la nuova Europa dei muri e dei fili spinati. Migliaia di persone accalcate a un cancello chiuso per mesi. In una spianata balcanica. Sotto nubifragi, tempeste di vento, allagamenti e vortici di polvere. Nessun regista avrebbe saputo fare di meglio. 

Ieri sera Adriano Sofri, presentando il libro di Wlodek Goldkorn "Il bambino nella Neve", ci parlava del filo spinato di Auschwitz che viene cambiato periodicamente con uno analogo, cioè fatto alla vecchia maniera. Sofri si chiede dove lo facciano ancora, visto che oggi il filo spinato "moderno" è tecnologico e totalmente diverso da quello qualche decennio fa. Lo spiegava a degli studenti dicendogli che si tratta di un business destinato a crescere, quello dei filo spinato....

I miei amici conosciuti nelle settimane che ho passato a Idomeni continuano a mandarmi foto di cosa è rimasto nel campo e di dove sono finiti.

Ora, dato che da febbraio ho speso oltre 5.000 euro, i miei fondi sono finiti e non so se potrò andare a trovarli nelle loro nuove dimore, ma vi invio le foto che parlano da sole. Col caldo negli hangar non so cosa succederà. 

Il punto è che non si ha idea di quanto dovranno restare in questi posti. 

Ci sono molte associazioni di volontari che stanno cercando di affittare appartamenti per queste persone e chi ha ancora soldi se li affitta per conto proprio. Ma la massa è piazzata nei capannoni a tempo indeterminato e destino ignoto.

Le foto sono di Muhammad e Ali.

Il vostro Personal Reporter


Claudio Gherardini


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Idomeni: Fine del "sogno europeo", il nostro, prima del loro...

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mercoledì 4 maggio 2016

Matrimonio a Idomeni!!!

Grazie all'amico Muhammad!


Claudio Gherardini

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venerdì 22 aprile 2016

E card Bandabardò "Lo sciopero del sole" in radio dal 29 aprile



Bandabardò  "Lo sciopero del sole"

Nuova versione risuonata con strumenti realizzati da materiali di scarto, in collaborazione con Legambiente.

In radio dal 29 aprile



Era il 1998 quando la Bandabardò pubblicava "Lo sciopero del sole", canzone-filastrocca profetica in cui il sole, indignato e stanco perchè l'aria si è fatta ormai irrespirabile, lascia tutti e va via.

Trascorsi 18 anni il sole è ancora lì, spesso adombrato, ma il messaggio ecologista della Banda è sempre più attuale e condiviso e così la band toscana ripropone quella canzone costruendoci intorno un progetto civile, discografico e live in collaborazione con Legambiente.


ASCOLTA BRANO     DOWNLOAD MP3     DOWNLOAD WAV


Codice ISRC: IT Q92 16 00305

Autore: Enrico Greppi 

Compositore: Enrico Greppi / Alessandro Finazzo / Paolo Baglioni / Marco Bachi

Etichetta: OTRlive


"Lo sciopero del sole" è stato riarrangiato e risuonato con gli strumenti creati dalla Gaudats Junk Band (GJB), band che realizza ed utilizza esclusivamente strumenti - strampalati e poetici - costruiti con rifiuti e materiale di riciclaggio, ispirata alla politica dello "zero waste" e ai principi e progetti di Rossano Ercolini (premio Goldman 2013, il "nobel" per l'ambiente). 

La canzone sarà il fulcro dell'esibizione con la quale la Bandabardò aprirà il Concertone del Primo Maggio 2016 in piazza San Giovanni a Roma, quando ospite del loro set sarà proprio la Gaudats Junk Band.  Il singolo è accompagnato da un video di Giacomo Costa, fotografo e visual artist le cui opere sono in mostra in tutta Europa e oltreoceano. Nel video animazione, illustrazione e video-arte contribuiscono a raccontare la storia del sole "che fece quattro passi e smise di brillare". 

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